Rassegna storica del Risorgimento

PADULA VINCENZO ; PATELLA FILIPPO ; CLERO ; SALERNO ; SERINO OV
anno <1956>   pagina <538>
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538 Alfredo Ricci
Filippo Patella è nominato membro del comitato nazionale d'insurre­zione e continua a preparare ed a sostenere l'animo dei suoi conterranei, fino all'alba radiosa del 17 gennaio 1848, allorché i Cilentani, seguendo l'esem­pio degli animosi fratelli siciliani, innalzano nuovamente la bandiera della rivolta, apparecchiandosi a marciare su Napoli, quando il movimento è arrestato dalla notizia della concessa costituzione. Ma il generale gaudio ha breve durata; dopo il 15 maggio successivo, vengono sospese le garanzie costituzionali ed ha inizio la feroce reazione. Si spalancano nuovamente le prigioni, la polizia trascende a nuovi eccessi, le corti speciali e le giunte di scrutinio, svolgono la loro zelante attività con ritmo più accelerato; inco­minciano gli arresti, il terrore domina sovrano nel regno! Filippo Patella, animo fiero, uomo fatto essenzialmente per l'azione, corre a Roma presso il triumviro Mazzini, e si batte valorosamente sotto Garibaldi per la difesa della città eterna, e, quando l'eroe leggendario abbandona l'urbe con la sua fedele Anita, iniziando la drammatica ritirata, durante la quale perde la diletta compagna e si salva per miracolo, egli ritorna a Napoli e vive nascosta­mente, passando di casa in casa, per sottrarsi alle insistenti ricerche della po­lizia. Riesee finalmente ad imbarcarsi su di una nave da guerra francese, e raggiunge Genova, donde si reca a Torino, e poi a Vercelli, ove si dedica di nuovo all'insegnamento, educando la gioventù a nobili e patriottici sensi.
Al momento in cui apprende che Garibaldi si accinge a capitanare l'im­presa dei Mille, Patella lascia la scuola ed accorre a Genova. Quivi si incon­tra coi sacerdoti esuli salernitani, Vincenzo Padula ed Ovidio Scrino e con gli altri, sei comprovinciali, coi quali prende parte alla gloriosa spedizione. Imbarcatosi sul Lombardo,, comandato dal secondo dei Mille, Nino Bixio, arriva felicemente a Marsala, combatte a Calatafimi, prende parte alla diver­sione per Corleone, si distingue alla presa di Palermo ed a Milazzo e passa in Calabria, partecipando alla leggendaria marcia su Napoli, conquistando promozioni per ripetuti atti di valore. Si distingue ancora, in modo parti­colare, alla battaglia del Volturno ed è nominato colonnello.
Disciolte le camice rosse, dopo l'incontro di Garibaldi con Vittorio Ema­nuele a Teano, riprende l'insegnamento nei licei del regno; nel 1862, viene no­minato commissario di guerra, ed in seguito, preside del liceo Vittorio Ema­nuele in Napoli, ove chiude la sua carriera di educatore insigne, nel 1890. Ri­tiratosi nella sua natia Agropoli, vi trascorre gli ultimi anni della vita, in au­stera solitudine, quasi negletto, fino alla morte, avvenuta l'il gennaio 1898
La sciabola ed il berretto del valoroso colonnello garibaldino sono cu­stoditi con geloso amore, nella casa comunale di Agropoli, ed una delle vie principali di quella linda cittadina cilentana reca il suo nome, perchè sia eternata la memoria dell'insigne patriota e sia custodito, dalle generazioni venture, il suo costante e fiero spirito di ribellione alla tirannide borbonica
In occasione del XXXD.I congresso dell'Istituto, che ha luogo in questa forte e generosa terra siciliana, ho sentito vivo ed imprescindibile il dovere come salernitano e presidente del comitato provinciale dell'istituto predetto, di rievocare brevemente questi tre sacerdoti, miei comprovinciali, che cospi­rarono costantemente contro il dispotismo borbonico; soffrirono carceri e persecuzioni e combatterono eroicamente por la santa causa nazionale.
ALFREDO RICCI