Rassegna storica del Risorgimento
MARINA AUSTRIACA
anno
<
1918
>
pagina
<
413
>
L'Austria navale
m
rina austro-ungarica, ben altre dimostrazioni d'itaiofobia doveva dare; fra l'altro questa:
Si soleva da parte austriaca, fino al 1905, commemorare l'anni* versarlo di Lissa assai modestamente a Pola.
Un certo spirito scettico innato nell'austriaco autentico verso la propria marina - ben sapeva egli quale insperata fortuna avesse protetto Tegetthoff nella giornata del 20 luglio 1866 faceva si che la commemorazione veniva contenuta in una doverosa misura, che riusciva ancbe riguardosa per l'alleata. Senonchè, nel quarantesimo anniversario di quella giornata, il Montecuccoli lo volle commemorare in modo clamoroso e provocatore. Ed ecco come. Sui primi di luglio 1906 si concentravano nel porto S. Giorgio di Lissa 25 unità - dalla corazzata alla silurante -al comando, eccezionalmente assunto, data la sua carica, dell'ammiraglio Montecuccoli. La notizia di questo concentramento di navi aveva attirato a Lissa non pochi curiosi dalle isole e dal litorale vicino. Nessuno sapevasi spiegare l'insolita radunata di tante forze navali; ma venne il 20 luglio ed allora fu chiara a tutti la ragione di tanta parte della flotta imperiale presente in quel porto. Si voleva, come s'è detto,, commemorare in modo grandioso la gran data. H vescovo di Lesina, circondato dal suo clero, disse una messa cui assisterono Montecuccoli, tre contrammiragli, tutti i comandanti delle singole unità, numerosi ufficiali, sott'ufficiali e marinai. ÀI monumento dei caduti il vescovo diede la benedizione ed in croato inneggiò ai valorosi austriaci caduti, i quali viceversa erano italiani. Indi Montecuccoli prese la parola in tedesco ed auspicò altri trionfi alla marina di San Marco.
Sicuro, l'I. R. marina austro-ungarica, per quel degenere discendente del gran Raimondo Montecuccoli, - si professò questi sempre italiano, scrisse tutte l'opere militari sue in purissima lingua dantesca era divenuta la marina di San Marco ! fi non s'accorgeva egli, nel mentre commetteva un tale sacrilegio storico, che contraddiva alla sua menzognera affermazione. Evidentemente egli riconosceva che nessuna forza navale in Adriatico poteva sorgere, se non nel nome di San Marco;.:.ÌSòn parlavano lutti veneto anche i croati presenti?
Quindi 3ffonteouccoli passò in rivista gli equipaggi schierati a terra; diede sulla Halsbury un gran pranzo di gala; vi doveva intervenire il luogotenente e il comandante militare della Dalmazia a Zara; ma un ordine da Vienna li fermò. Doveva rimaner solo col vescovo croato, a compiere la provocante e criminosa commemorazione !
Ma proprio non v'era nella marina imperiale un nemico d'Italia più di lui dichiarato. Più volte, senza eufemismi, in pubblico, ebbe a dire che il compito della Botta austriaca-era quello di battere l'italiana, l'avere incontrastato il dominio dell'Adriatico.