Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ; SICILIA
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1956
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560 Virgilio T'itone
essendo comuni i nemici del papa e degli spodestati Borboni. Ma per l'appunto questo connubio e l'indistinta nostalgia del passato finivano in certo modo con il lasciare in seconda linea rivendicazioni e motivi più propriamente cattolici. Il che invece non avveniva altrove, fra i clericali piemontesi, che facevano capo al Solare della Margarita o a don Margotti, nel gruppo bolognese, di cui fu principale animatore Giambattista Casoni, che si tenne in contatto con il Montalembert e partecipò al primo congresso cattolico internazionale di Malines, fra i clericomoderati toscani, che collaborarono prima agli Annali cattolici e poi alla Rivista universale, da Augusto Conti a Cesare Guasti o a monsignor Enrico Bindi, o infine fra i cattolici napoletani, rimasti fedeli al programma del Gioberti, da Enrico Cenni a Roberto e Giacomo Savarese e a Federico Persico. In tutti costoro i motivi antiunitari, autonomistici, federalistici sono, caso per caso, dove più, dove meno, presenti e vivi. Ma in primo luogo dobbiamo vedere in essi dei cattolici, pensosi di quello che il papato era stato nella passata storia d'Italia e di quella che ancora era o doveva essere la sua funzione nel presente.
In Sicilia l'accento si poneva invece sull'avversione ai Piemontesi e agli Italiani, come si chiamavano i rappresentanti del nuovo regno. Né diverso discorso può farsi di colui che più degli altri parve avvicinarsi ai caratteri propri dei movimenti cattolici del continente, di Vito d'Ondes Reggio, che pur sarà tra i fondatori dell'Opera dei Congressi, ma al cattolicesimo intransigente era pervenuto attraverso una lunga e varia esperienza politica, o anche del più pugnace tra quei reazionari, del marchese Vincenzo Mortillaro, direttore dall'ottobre del 1863 del Presente, organo dell'auspicata, immancabile restaurazione, o infine dei suoi collaboratori, il canonico Turano, il canonico Sanfilippo, l'abate Galeotti.
E bensì vero che in determinate circostanze si ebbero vivaci polemiche d'ispirazione cattolica, come avvenne in seguito al diffondersi della propaganda valdese per opera di Giorgio Appia, contro cui insorsero i ricordati Turano e Galeotti, o soprattutto dopo che furono presentati i disegni di legge del Pisanelli prima e del Vacca poi sulla soppressione delle corporazioni religiose e l'incameramento dei beni di mano morta. In quest'ultima circostanza, specialmente, innumerevoli furono gli scritti che aspramente criticarono i progetti del governo, e non solo dei più direttamente interessati, ma anche di democratici e uomini di Sinistra, che pensavano dovessero quei beni non incamerarsi, ma distribuirsi al popolo.
Però anche in questi casi non è questione di partili o indirizzi di pensiero cattolici. In fondo, in Sicilia, allora come in seguito, si è soprattutto ribelli, non importa contro chi. Democratici o reazionari lo erano stati o-lo erano per quel complesso di inferiorità per cui tutto si configurava in funzione di veri o presunti, antichi o nuovi torti subiti e che altri avesse il dovere di riparare. Tale stato d'animo poteva determinare violente e sanguinose rivolte, quale fu quella di Palermo nel '66, non movimenti organizzati, maturati da una tradizione di cultura, quali furono o piuttosto cominciavano a delinearsi in altre regioni i movimenti cattolici. Il che, del resto, dovendosi riportare a un comune clima ambientale, deve dirsi anche di altri partiti e indirizzi politici, e non solo, ripetiamo, per il periodo del Risorgimento.
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