Rassegna storica del Risorgimento
1860-1870 ; CLERO
anno
<
1956
>
pagina
<
561
>
INDICAZIONI SU ALCUNI GRUPPI DEL CLERO NAZIONALE ITALIANO NEL DECENNIO 1860-70
Gli avvenimenti del 1859-60, lasciando insoluto il problema del papato, acuirono la crisi di coscienza di molti cattolici, i quali, se da un lato guardavano a quei fatti come a qualcosa di miracoloso e vi riconoscevano l'attua-zione di un disegno provvidenziale di Dio, che esaudiva l'aspirazione nazionale italiana e, abbattendo il potere temporale dei papi, permetteva alla Chiesa un ritorno alla purezza primitiva e alla sua vera missione spirituale, sentivano dall'altro mi attaccamento profondo a Santa Madre Chiesa e al successore di Pietro, e desideravano quindi che il pontefice non contrastasse il nuovo stato di cose. Pio IX invece, quello stesso Pio IX che nel '48 aveva invocato la benedizione di Dio sull'Italia, aveva detto il non possumus, reclamava le proprie terre e aspettava la caduta del nuovo regno; ma questo, nonostante le inevitabili difficoltà e lotte, resisteva e si consolidava e la posizione del piccolo Patrimonio di S. Pietro diventava sempre più precaria e insostenibile e sarebbe inevitabilmente caduto, appena l'evolversi della situazione politica avesse permesso l'evacuazione delle truppe francesi da Roma. La crisi perciò, per quei cattolici, è causata dalla così detta cecità di Pio IX e della Curia romana nel non voler riconoscere la prowidenzialità degli avvenimenti e nell'unire in una medesima condanna le cose essenziali di principio, contrarie alla fede, e quelle politiche contingenti.
Da questa crisi nasce la pubblicistica del clero nazionale, che considera perfettamente conciliabile l'unità d'Italia e l'abolizione del potere temporale con la funzione spirituale del papato e tende al raggiungimento, attraverso mezzi pacifici, di un accordo tra le parti.J) È un movimento principalmente ecclesiastico; a differenza dal cattolicesimo liberale del primo Ottocento, sono i sacerdoti a darne le manifestazioni teoriche e pratiche, solo in rari casi appoggiati da laici.
Scopo del presente lavoro è appunto di individuare alcuni di questi gruppi di sacerdoti e di indicare i motivi comuni, o quasi, a tutta la loro pubblicistica.
I eonciliatoristi del decennio fra il '60 e il '70 non sono più rivolti ai grandi problemi di principio; il loro interesse è molto più limitato rispetto a quello dei cattolici liberali della prima metà del secolo: sono spesso le questioni nate dalle situazioni del momento ad ispirare i loro scritti. La loro pubblicistica presenta finalità di carattere più accentuatamente nazionale che non autenticamente liberale.
Questo movimento non si identifica con il risveglio del medesimo periodo del cattolicesimo liberale in Europa, in quanto, oltre a differenziarsi per morivi di principio, esso ha, specialmente in Francia e in Belgio, un carattere nettamente temporalista ed ostile quindi ad ogni conciliazione del Papato con
1) Snì onciliatoriati in generalo v. A. DELIA TOIWE, li Cristianesimo in Italia tini, filo-sofisti ai modernisti, Milano, 1912. Sogli opuscoli liboralt v. F. QmtWAYAijuE, La Condliarion fra rItalia e il Papato nelle lettere del P. L. Tosti e del ton. Gì Casati, Milano, 1907,