Rassegna storica del Risorgimento

1860-1870 ; CLERO
anno <1956>   pagina <562>
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Maria Luisa Trebiliani
Pltalia. Mentre, da noi, base comune di tutti i conciliatoristì è proprio la lotta contro il potere temporale e la difesa dell'unità italiana.
La maggiore quantità di scritti anti-temporalisti si ha tra il '60 e il '61, cioè dopo che l'occupazione delle Marche e dell'Umbria ha dato un grave colpo al potere temporale e se ne spera la totale caduta: ciò dimostra clic le cose contingenti condizionano spesso la posizione ideologica su cui vengono a trovarsi i singoli scrittori.
Dopo il 1861, in genere, si arriva a chiedere al papa una rinuncia sponta­nea al suo dominio, che non costituisce ormai più una difesa ed una garanzia per l'autorità spirituale del pontefice, ma anzi lo rende soggetto ad una po­tenza straniera.
Esaminando la pubblicistica dell'epoca si trovano numerosi opuscoli, spesso anonimi, a sfondo sentimentale e passionale, a volte in forma di let­tera a Pio IX, chiedenti la rinunzia al potere temporale, perchè lesivo dei diritti di nazionalità e perchè nocivo... alla riverenza della religione, alla sollecitudine del papa per le cose ecclesiastiche, alla sua stessa indipen­denza. 1) C'è chi arriva a chiedere al papa di permettere un libero plebiscito a Roma, per soddisfare le giuste aspirazioni del suo popolo.2)
In molti scritti di sacerdoti più colti e più eruditi si rifa, con rigore teo­logico e numerosi riferimenti ai Padri della Chiesa, la storia del potere tempo­rale, mettendone in risalto l'origine umana, per cui, dice un anonimo, anche lo Stato Pontificio potrà cadere come succede per tutti gli altri regni della terra, senza che ne scapiti la religione, che non ci rimette con la scomparsa di uno qualsiasi di essi; è mancanza di fede il pensare che ne derivi un danno alla Chiesa, in quanto questa non cadrà mai. 3)
la alcuni è viva la preoccupazione che il potere temporale possa essere dichiarato dogma4) e si affannano a dimostrare che non se ne può provar teologicamente la necessità: Che la sua necessità, dice mons. Luigi Vitali, sia una verità che non può entrare nel novero delle verità rivelate è evidente, perchè se tocca in parte il bene della Chiesa, non lo tocca cosi da non essere principalmente questione politica, estranea interamente alle verità dogmati­che, e spoglia del suffragio del Vangelo e della tradizione. H Pontefice stesso ha dichiarato che errano coloro che vogliono fare della necessità del potere temporale un dogma... se non è dogma, non è più nel domìnio della fede... per cui chi non vi crede non può essere eretico o scomunicato.5) Si torna spesso su questo argomento dopo la convocazione del Concilio Vaticano, quando il timore di una dichiarazione dogmatica si fa più forte.6)
1) MAURO 'FERHAim, Al clero delle Romagna, Ravenna, 1860, p. 6; CASSIANO DE COE, Un ultimo avviso alla corte romana. Lettera al Romano Pontefice, Brescia, 1861.
2) ROMUALDO VOLPI, A Sua Santità Pio IX sulla rinuncia del governo temporale e sul riscatto della Venezia. Lettera del prete Romualdo Volpi, Lacca, 1860, p. 8.
) ANONIMO, La questione romana. Parole al popolo di un sacerdote cattolico, Firenze, 1866, pp. 12-14.
*) PIETRO PREZZOUHI, La Chiesa cattolica farebbe divorzio dal suo Divino Istitutore, de­cretando un damma non confortato dotte di Lui divine parole o dalla tradizione, Firenze, 1862; EUSEBIO REALI, VAbate Passagli e il Sig. Guizot, Torino, 1861, p. 101.
5) [LUIGI VITALI], Le piaghe detta Chiesa Milanese, Milano, 1863, pp. 249-50; CARLO PASSAGLI*, Per la causa italiana ai vescovi cattolici, Firenze, 1861, p. 68.
6) L'Esaminatore, 1868, anno V, n. 27-28, p. 224.