Rassegna storica del Risorgimento

1860-1870 ; CLERO
anno <1956>   pagina <563>
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Indicazioni su alcuni gruppi del clero nazionale 563
Molto si insiste sul danno che il potere temporale porta all'Italia, ma so­prattutto alla Chiesa, per la confusione che suscita tra politica e religione: la sua fine segnerebbe anche la fine degli abusi, degli scandali, della corruzione del clero 1) e cesserebbe l'orrore dell'uso delle armi e dello spargimento di sangue da parte di chi dovrebbe portare solo la croce e attendere ad una mis­sione di pace.2)
La questione del potere temporale ha continuato, più o meno fino al 1870, a tener desta l'attenzione e a concentrare su di sé preoccupazioni e speranze. Si avverte però ad un certo momento un senso di stanchezza: in sostanza, sotto forma diversa, si ripetono i medesimi motivi, si sente la delu­sione per una soluzione che tarda a venire e si era invece sperata imminente e rapida come gli avvenimenti del '59-'60. Da notare che mentre, nell'entu­siasmo dei primi anni seguenti l'unità, gli opuscoli pullulano in ogni parte d'Italia, dopo lentamente si rarefanno.
Dal 1861 la questione romana nella pubblicistica si trova abbinata a quella della separazione della Chiesa dallo Stato. È un problema attuale an­che questo, che si agita nella politica del momento e che nello stesso tempo si riallaccia ad alcuni motivi del cattolicesimo liberale del primo Ottocento*
H concetto di separazione dei due poteri, che ha il clero nazionale, è differente da quello del gruppo genovese degli Annali Cattolici e poi della .Rivisto Universale, che si ricollega al cattolicesimo liberale francese, in parti­colare al Montalembert. Il clero nazionale tende a far coincidere il problema delle libertà politiche con quello dell'unità nazionale e della rivendicazione di Roma a capitale d'Italia, e senza giungere ad approfondire tendenze e sfumature diverse, conduce la sua battaglia contro il Veuillot come contro il Montalembert, più che altro perchè ostili al nostro movimento unitario e difensori del potere temporale.3)
La formula Libera Chiesa in libero Stato ricorre spesso in questi opu­scoli, ma non è intesa e interpretata da tutti in un unico modo.
Vi sono coloro che si trovano sulla classica posizione liberale come mone. Luigi Vitali, che vuole la libertà assoluta per la Chiesa, ristretta però sempre dentro i limiti dei diritti comuni: per la Chiesa non vi devono essere né privilegi né angherie: la legge è uguale per tutti, è anche per lei, è il primo dei diritti e la migliore delle salvaguardie .4) E in base a questi principi egli difende il progetto di legge Bicasoli del 1861, che avrebbe ridato con la libertà, la grandezza alla Chiesa; ma ora vede necessario che lo Stato abbandoni quella formula fino a quando la Chiesa abbia lasciato o si mostri disposta a lasciare libertà allo Stato... .5)
i) [LUIGI VITALI], op. di., pp. 197-200; ANONIMO, op. mi., pp. 22-26.
j PIETRO MONGINI, Croce e spada innanzi al tribunal* del Concilio* Torino, 1870.
3) FRANCESCO LIVEBANI, JI Papato, VImpero e il Regno d'Italia, Firenze, 1861 (v. dedica a Montalembert e cap. X). I problemi discussi dai cattolici stranieri non trovano una grande eco è non destano un particolare interesso in questi scrittori. Sui giornali, come il Mediatore e VEsa­minatore, si trovano articoli riguardanti i congressi di MalincB o la conferenza di Monaco, che però non riescono a coglierne l'importanza (Il Mediatore, 1863, anno II, pp. 1586 e sgg.; L'Esaminatore, 1864, anno I, n. 1. p. 7).
*) [LUIGI VITAIJ], op. eh., p. 109.
S) [LUIGI VITÀII], op, ci'*., p. 110.