Rassegna storica del Risorgimento

1860-1870 ; CLERO
anno <1956>   pagina <568>
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Maria Luisa Trebiliani
sottomessi a Roma e nello stesso tempo si sarà lentamente diffuso il movi­mento intransigente; allora i vescovi tenderanno ad avvicinarsi al governo.J)
Accanto alla lotta contro i propri vescovi è spesso violenta quella contro la curia romana, il Santo Offizio, la Congregazione dell'Indice. 2)
La persona di Fio IX esce invece intatta da questa pubblicistica; egli è il più delle volte difeso, anche nei suoi così detti errori; molti lo giudicano mal circondato e mal consigliato e rivolgono le loro accuse specialmente con­tro il card. Antonelli e i gesuiti.8)
Spesso è avversata e combattuta la possibilità che il principio della infal­libilità papale venga dichiarato dogma: ci si scagna contro i gesuiti, che lo sostengono, si dice, per fini politici; vi si vede un attentato alla libertà, l'in­staurazione di una dittatura papale contraria a tutti i principi della civiltà moderna e, come al solito, si scorge profilarsi minaccioso il pericolo di uno scisma.4)
Ma dopo la proclamazione dogmatica del Concilio Vaticano, il clero na­zionale, nella quasi totalità, accetta e ripiega nel silenzio.
La breccia di Porta Pia segna la fine del loro sogno di una rinuncia spon­tanea del papa al suo dominio temporale e di una soluzione pacifica della que­stione romana. Il dogma dell'infallibilità significa il fallimento della tendenza riformistica, che, nonostante alcune forti e radicate tradizioni locali, aveva avuto poco seguito tra i cattolici (diffidenti verso tutto ciò che veniva così violentemente osteggiato dalle autorità ecclesiastiche) e a cui era anche man­cato un vero appoggio da parte del governo, il quale, soprattutto in alcuni periodi, come durante la missione Tonello, non voleva precludersi ogni possi­bilità di trattative, sia pur parziali, con Roma. II problema per giungere ad una conciliazione continua anche dopo il '70, ma spostato su basi diverse.
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Ho cercato fin qui di indicare alcuni tra i motivi più comuni alla pubbli­cistica del clero nazionale italiano, ma un esame ben più profondo andrebbe fatto per ogni singolo gruppo, dato che ognuno ha caratteristiche proprie, che si riallacciano spesso alla tradizione stessa del luogo in cui il movimento si sviluppa. Sarebbero perciò necessari studi particolari per regioni (come quel­lo condotto dal Berselli sul movimento conciliatoria ta nelle ex-Legazioni, pubblicato suiS*Archivio storico italiano 5)), per poter giungere ad una giusta valutazione di questo movimento ed inserirlo in quello più vasto del cattoli­cesimo liberale dell'Ottocento.
Andrebbe innanzi tutto esaminata l'opposizione che sorge nel centro stesso della cattolicità: a Roma troviamo alcuni ecclesiastici, che occupano
1) F. PONZI, I cattolici e la sodala italiana dopo l'unità, Roma, 1993.
2) La Curia Romana e i Guattiti, op. cii.l PIETRO MONOUSI, La cristiana procedura, op. cit.,", L'Esaminatore, 1864, anno I, . I, p; 7; // Mediatori, 1863, anno H, fieni. I, p. 401.
3) La Curia Romana e i Gesuiti, op. oit.; Linci VITALI, O/J. cit., p. 215.
) PIETRO MONGINI, La politica in confessione, op. cit., p. 27; Croce e spada, op. cit., p. IS; EUSEBIO REALI, Gli amici e i nemici del Papato, estratto àaWEsaminatore, 1866, anno HI, n. 13; ANTONIMO ISAIA, Il Papa-Re e i cattolici, op, cit.
r>) A. BERSELLI, Aspetti e figure del movimento conciliatorista nette cxLogasioni, in Archivio storico italiano, 1954, disp, I, pp. 84-108.