Rassegna storica del Risorgimento

CALABRIA ; CLERO
anno <1956>   pagina <576>
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IL CLERO DI CALABRIA CITRA NEL RISORGIMENTO
I danni patiti dal clero, specie da quello regolare con la soppressione di alcuni conventi durante il decennio francese, e l'inquietudine che da allora agitò le popolazioni della vasta provincia di Cosenza, posero in allarme ed in movimento un numero sempre crescente di sacerdoti e di monaci, che dalle vicende a memoria di quasi tutti loro si ammaestrarono della neces­sità di non restare estranei ai movimenti che si andavano maturando. Così, per la esistente diversità individuale, anche se smorzata tra coloro che vi­vono sotto una stessa norma, essi si trovarono a favorire o ad osteggiare e non soltanto con la persuasione le due parti che furono protago­niste della storia del regno prima e dopo la caduta della dinastia borbo­nica, impegnati gli uni nell'opera di demolizione per il trionfo del nuovo, gli altri in quella della restaurazione.
Da Celico a Torano, da Cerzeto a Bocca Imperiale, a Campana, per centri grossi e piccoli, essi sono davvero anima e guida di imprese che tal­volta ebbero seguito sanguinoso e strascico di dolori oltre il periodo allora lungo delle gramaglie.
La ricostruzione di questa lunga attività del clero sarà fatta di sulle carte processuali della sezione dell'archivio di Stato di Cosenza, le quali ci apprendono che:
II Capitano della Guardia di Pubblica Sicurezza Sig. Parmigiano trovan­dosi in luglio 1849 nel comune di Torano, onde effettuare la riorganizzazione di quella forza civica, fé porre negli arresti il monaco cappuccino P. Luigi d'Albidona al secolo Luigi Cataldi] residente in quel Monastero,, avendo dalla voce pubblica attinto d'aver esso religioso presa non poca parte a9 commovi­menti rivoluzionari di giugno 1848 con aver appartenuto al Circolo politico installato in Cerzeto, e con aver seguito il famigerato Mi leti ne' campi di Paola e CastroviUari, con una banda d'insorti albanesi, obbligando i due laici Fra Mi­chele da Paola e Fra Francesco da San Martino a prendere eziandio parte a quel suo movimento.,.
Procedutosi all'interrogatorio dell'imputato, ha sostenuto non aver mai ap­partenuto al Circolo politico di Cerzeto, e che in giugno 1848 trovandosi di pas­saggio in Cosenza per far delle proviste di conto del Monastero fu obbligato da Mi.ìeti a conferirsi seco lui al campo di Paola, è seguirlo all'altro di Castrovil­lari, comunque avesse più volte tentato far ritorno in Convento... perlochè occu­patasi il Giudice Istruttore del Distretto alla raccolta delle pruove, la stessa ha dato i seguenti risulta-menti:
1) Che promulgato lo Statuto Costituzionale P. Luigi d'Albidona si mostrò fautore d'idee liberali, e quindi scoppiata la rivolta di giugno fu riscal­dato seguace della ribellione, pubblicamente parlando contro il Real Governo.
2) Ch'essendo in contatto continuo co' rivoltosi de' paesi convicini reca­vasi frequentemente in Cerzeto, ove interveniva al Circolo politico colà installato sotto la presidenza di D. Giuseppe Petrassi, comunque fosse ignorata la parte che vi rappresentava.
3) Installati i campi rivoluzionari di Paola e Spezzano Albanese, P. Luigi non mancò d'incitar pubblicamente la gente a prender le armi e concorrervi,