Rassegna storica del Risorgimento

CALABRIA ; CLERO
anno <1956>   pagina <577>
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// clero di Calabria Citra nel Risorgimento 577
tanto in Torano, che nel rione Sortano, e quindi parti egli stesso per colà al seguito di una massa d'insorti albanesi, tra quali aveva grado di Cappellano,
4) Che dopo qualche giorno di dimora fatta in Paola seguì le masse in Spezzano sotto la direzione del sig. Mìleti e quindi percorse quo* paesi conni* tini unitamente alle bande istesse, ma niun dato esiste in processo da cui potesse desumersi d'aver il P. Luigi avuto parte ad alcun conflitto contro le Regie Truppe.
5) Che i laici Fra Michele da Paola e Fra Francesco da San Martino non furono da lui indotti a seguir la massa, sibbene vi furono spediti dal Su~ periore della Comunità, onde restituire in Convento i due muli che alla stessa appartenevano, e che i sediziosi avean seco loro menati per servirsene lungo il viaggio.
6) Che il ritorno di P. Luigi segui dopo lo scioglimento de* campi sediziosi.
7) Che la condotta da lui serbata in ogni tempo è slata riprovevole perchè intollerante del dovere monastico...
8) Niun dato si è poi raccatto per la corrispondenza con i malfattori, e per la scrittura de' viglietti di taglia che diceansi da lui spediti a nome de9 malfattori sortanosi. Dalla sola dichiarazione del laico Fra Micliele da Paola emerge che in una sera d'agosto o settembre 1848 tre individui armati presen­tandosi innanzi al Convento richiesero di P. Luigi, il quale poco dopo ritor-nato disse che uno àW tre era il Capobanda Cimino e che aveva da lui voluto del tabacco da fumo. Altri due testimoni assicurano inoltre aver appreso dal detto altrui che il ripetuto P. Luigi essendo in malumori col suo Superiore avealo minacciato di dovergli far tagliare la testa da una comitiva. Tali fatti però non sono affiancati da altri elementi, e così niuna pruova positiva ha potuto ottenersi sulla veridicità di essi.
Intanto fogli istruttori venivano spediti a' Giudici di Fuscaldo e Bisi-guano... al Giudice di Oriolo per la indizione del guardiano P. Ludovico da Castro/vittori, che ne' primi mesi del 1848 trovavasi in Torano.
E più oltre, in un rapporto dello stesso mentovato capitano Parme-giano al procuratore generale, di padre Luigi, che è detto di anni 34, è scritto: ... ed è appunto quel rinomato monaco di cui tanto si parlò, che al se­guito del famigerato Mileto sommamente si distinse, e specialmente in S. Marco, nonché nelle sue incursioni in Mormunno attor che fu al campo dì Castrovillari.
È più che naturale che codesto frate non rassegnato al fallimento del­l'impresa, perseguitato ed inseguito dalla rampogna dei superiori coi quali è palese non correvano Buoni rapporti, sia tenuto a vista costantemente dall'autorità regia e sia registrata ogni sua mossa. Nell'ottobre del 1850 un D. Fedele Gabriele di Torano si era sentito dire, come risultò alla polizia che non frappose indugi a muoversi, che era prossimo uno sbarco di truppe inglesi nelle marine di Corigliano, le quali dovevano apportare un cambiamento di governo. PvU che in tale circostanza sarebbero stati liberati i carcerati tra i quali il di lui germano D. Silvestro condannato ad anni 19 di ferri, e quindi ti sarebbe vendicato dei Toranesi facendo quel che fatto non uvea nel 1848. Naturalmente ciò fu sufficiente, perchè l'incauto Gabriele fosse incriminato, e con lui altre quattordici persone tra cui il p. Luigi.
Passando ad un altro capo della provincia, sotto l'imputazione di Co­spirazione settaria ed associazione a bande armate a carico di nove per­sone del grosso centro di Campana è coimputato p. Serafino da S. Pietro in Amantea, al secolo cognominato Florio.