Rassegna storica del Risorgimento
CALABRIA ; CLERO
anno
<
1956
>
pagina
<
578
>
578
Gustavo Valente
H compendìo del relativo processo dice:
Antonio Riggio da Cassano nel mese di giugno 1848 si portava nell'abitato di Campana andando a pernottare in casa di D. Giovanni Santoro. Egli il Riggio si vedeva spesso cinto di sciabola e con un cappello air italiana pertinenti al detto Santoro. Un giorno intanto conducevasi nel botteghino di generi di privativa di Pietro Sciarretta ove esisteva una statua di gesso del Me nostro Signore. Obbligava a Sciarretta con mille minacce a farsi consegnare detta statua: la conduceva nella strada pubblica, e quindi volea fucilarla. Non essendo stata persona che gli avesse dato il fucile, la riduceva in mille pezzi, e li calpestava, profferendole contro delle più atroci villanie, ed ingiurie [la decenza mi vieta di ricopiarle].
L'oggetto principale della venuta di Riggio in Campana era quello di eccitare la gioventù, ad armarsi e muovere pel campo di Spezzano e queste insinuazioni le faceva pubblicamente in giorni che qui faceva dimora. Partiva quindi per Rossano e di là spediva al sindaco D. Nicola RusiUa de* cappelli cervoni una bandiera tricolore e de* perpini onde usarne coloro che dovevano muovere per il campo di Spezzano.
Dopo di ciò giungevano in questo abitato D. Saverio de* Vincenti di Cro-palati e P. Serafino di S. Pietro in Amantea monaco riformato accompagnati da sette od otto individui ignoti. L'oggetto della loro venuta era quello di eccitare la gioventù ad armarsi e muovere pel campo di Spezzano, insinuazione che le facevano pubblicamente ed in particolare nel partire come asserisce D. Giovanni Pugliese, Agostino Lautieri, Vincenzo de Santo e Paolo Maiorano i quali penetrarono fino al campo. Mossero poi per Rossano D. Gabriele Rosta, D. Domenico Lombardi, D. Saverio Serafini e D. Filippo Martino.
Sempre di quel 1848, i rappresentanti del clero cosentino non furono soltanto attivi preparatori dello spirito: nel 1849 si scoprì che un frate Francesco La Russa, di Polistena, dimorante in Cosenza, si era reso responsabile di occultamento di armi e munizioni, per eccitare la guerra civile.
Ma di questi, più. importanti i moti di Gelico, culminali col massacro spaventevole e l'assassinio con sevizie in persona dello sciagurato Capo Urbano D. Gaetano de Luca. Ne seguì una lunga serie di arresti: tra gl'imputati principali erano il parroco di S. Michele d. Francesco Ferrari, nativo della Serra di Pedace, ed il chierico d. Nicola Grandinetti. I loro nomi sono in calce ad un rapporto che il primo tenente Diego Campanile il 13 gen-. naio del 1849 indirizzava al comandante le armi della provincia, e nel quale, fra l'altro, è detto che in Celico e Spezzano Grande vi sono degli individui che tentano apportare alterazioni all'ordine ed alla tranquillità pubblica.... Costoro si riuniscono ora in una ed ora in altra casa tenendovi circolo discutendo il foglio La libertà Italiana, ed i loro discorsi sono sempre intenti a sparlare contro del nostro Principe, del Ministero, dei Generali e dell'Armata. M facinorosi di cui tratta il mio rapporto eruttano delle proposizioni che fu Vanno decorso hanno disarmato la Gendarmeria, ora non solo la disarmeranno ma la trucideranno simile al Vespero Siciliano e per vendicarsi delle offese fatte ai fratelli siciliani. Fui avvertito c/te nel rione Manneto da taluni (non conosciuti) si voleva gridare abbasso la Costituzione, viva la Repubblica non marcia la leva, mi recai subito sopra luogo con la mia forza piazzandomi di posto nel centro del paese facendo girare dello forti pattuglie ma nulla si sacri-