Rassegna storica del Risorgimento
CALABRIA ; CLERO
anno
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1956
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pagina
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579
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Il clero di Calabria Cifra nel Risorgimento 579
fico per tema della truppa: occultamente venne in conoscenza che un tal Felice Grandinetti di mestiere ferraro altrimenti detto Madonna mia positivamente in una bettola disse: Aspettiamo domani la posta e dopo griderò abbasso la Costituzione, Viva la Repubblica, Non marcia la leva ... Quello che posso accertarli che pochi soggetti tengono in trambusto le popolazioni con li detti infernali; di non voler pagare più la fondiaria a causa che quest'altra non serve che mantenere una truppa scellerata che va contro i propri fratelli siciliani e tanti orribili oltraggiosi detti contro l'attuale governo. Si astengono prò-ferire tanto alla nostra presenza, ma trovano dei mezzi per farli arrivare atta nostra conoscenza.
Al nome di d. Nicola Grandinetti è fatto seguire che costai portasi in Cosenza a ricavare dai rivoltosi delle notizie recandole nei paesi; attualmente veste da obatocolo.
Meno in rilievo, ma pur sempre rinchiusi in carcere sono i sacerdoti d. Antonio Ripoli e d. Vincenzo Zagottis; il primo imprigionato perchè in sua casa erano frequenti le riunioni per discutere di politica.
Nel 1852 si scopre che p. Alessio Leone da Castrovillarì è imputabile di reità di Stato. Ma non si tratta di cosa grave. È qualche anno dopo che la polizia apprende cose preoccupanti.
Attivo ed instancabile più di ogni altro apparve subito essere il p. Angelo da Tito, da Rocca Imperiale, il quale era al centro di una cospirazione che aveva vaste diramazioni, tanto che facevano relazioni sul suo conto i giudici di Fcrrandina, Corleto, Viggiano, Acerenza, S. Arcangelo ed Oriolo. Questa cospirazione che si diramava da Rocca Imperiale a Scigliano, Canna, Nicastro, S. Giorgio Albanese, Cassano allo Ionio, Bollita, Nova Siri, Civita Albanese, Altomonte e Rogliano, col vincolo del più alto segreto, alla cui violazione era contrapposta la pena capitale, promesso sotto la forma di un esecrando giuramento crasi organizzata nel piccolo comune marittimo di Rocca Imperiale fin dal mese di aprile 1856.... E ancora il suo nome è in un processo di associazione settaria e discorsi allarmanti, cospirazione contro la persona del Re che segna tra gl'imputati padre Ottorino, dei domenicani di Cosenza; padre Aicllo, dei domenicani di Altomonte; padre Bonaventura da Lauro, di Altomonte; padre Bonaventura da Laino, di Altomonte; padre Taranto, di Cosenza; padre Prospero, di Stigliano; padre Bernardino da Sant'Arcangelo, di Rocca Imperiale.
Al riguardo, rintendente della provincia s'indirizzava al commissario di polizia il 29 dicembre 1856: In Rocca Imperiale, veniva denunziato non è guari un'associazione settaria con iscopo criminoso, e dalle sommarie indagini prese ne risultavano imputati molti individui di quel Comune fra i quali un monaco degli osservanti colà dimorante a nomo P. Angelo da Tito. Costui essendo stato arrestato ed interrogato sul reato di cui veniva accusato rispondeva di nulla saperne, ma dopo richiesta di nuovo a dire la verità confessava la esistenza dell'associazione settaria nel sudetlo Comune e che egli era ascritto alla setta che originava fin dal 1846 e 1847 quando era in Rocca. E posteriormente stante nel carcere di Cassano rivelava pure al detenuto Pasquale Costa,, che egli era tra i settari congiurati e che era lunga la schiera degli affiliati, estendendosi anche in questo Capoluogo ma che non l'avrebbe mai denunziato, quand'anche dovesse morirne... sollecitava il detto detenuto Costa a far capitare con segretezza un di lui viglietto ad un tale Antonio Cesarmi di Cassano armiere