Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; RELIGIONE
anno <1956>   pagina <586>
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586 Robert 0. J. Van Nuffel
borgo con due curati; per essere protestanti non erano meno ipocriti tra loro che qualunque prete cattolico. Sulla faccia si dicevano gentilezze a furia, ma dietro le spalle sparlavano l'uno dell'altro, ch'era una mera­viglia.1)
Altrettanto ridicola è la pedante ossequiosità degl'Inglesi nel rispettare la domenica: Finora non fui occupato che della pensione da trovarsi al figlio; e fu una faccenda da costarmi sudori, e tempo assai, tanto più che giungemmo qui proprio ne* giorni santi per questi prebisteriani. Si figuri chiose tutte le botteghe, tutte le case e neppur lecito di far visite, di scriver lettere, ecc. Che pedanteria.2)
Ma proprio questa lettera, in cui il Berchet si burla delle ridicolaggini d'una religione mal compresa, dimostra quanto egli sia rispettoso delle opi­nioni altrui e come non trascuri nulla per far in modo che il giovane Arco-nati riceva un'educazione religiosa completa. Per renderle esatto conto di tutto ciò che l'ajo ha fatto con coscienza, le dirò che Carletto non ha per­duta mai messa; ed anche a Kinsdal mi sono fermato perchè la sentisse; che qui la Chiesa cattolica è poco distante da Abcrcromby Place ed ogni domenica alle 11 se lo figuri in Chiesa. Cosa a cui baderò io, perchè lo stor­dito non sa mai ricordarsene. Al vescovo cattolico s'è già fatta la visita, e la licenza di far grasso al venerdì è ottenuta.3)
Ogni tanto il poeta entra, con la marchesa, in discussione intorno a problemi religiosi. Purtroppo non possediamo le lettere di Costanza che in minima parte e dobbiamo inferire dalle risposte del Berchet tutto lo scambio d'idee. Peppino Arconati cade in certe smanie mistiche che Cri­sostomo non riesce a capire. Certo, in questo caso, si tratta di fisime di origine patologica: il marchese era una natura debole, irrequieta che pas­sava, senza ragione alcuna, dall'entusiasmo al totale accasciamento. In questi momenti di depressione si sentiva oppresso da scrupoli religiosi e morali: Bramerei, scrive il Berchet, che anche il suo morale fosse più assestato, voglio dire che ritenendo la sua religione, se por cosi n'è per­suaso, si sbrigasse dalle corbellerie teologiche che valgono quanto le astro­logiche.4)
In fondo, però, Peppino non era un'eccezione: altri amici erano stati assaliti dagli stessi dubbi filosofici ed il Berchet censura l'azione deprimente delle ansie religiose. Affermando ogni volta che egli non è per nulla antire­ligioso, biasima il proselitismo che spira in casa Manzoni e ha determinato la conversione di Ermes Visconti, ma che mette altresì gli spiriti in istato di prostrazione e di perpetuo malcontento: Ella sa ch'io non sono irreli­gioso né per professione, né nimico pare di chi è divoto più di me. Ma in casa Manzoni c'è un spirito di proselitismo da qualche tempo in qua, che si attacca agli altri, e conduce infine ad una malinconia insalubre. Già Ella saprà la conversione di Ermes Visconti. Quella smania di teologare mi è pur antipatica; e un gran teologare si fa in casa Manzoni. Chi è un poco debole di spirito finisce così negli scrupoli; e Visconti mi si dice esserne già
1) Da Amburgo, 3 aprile 1829, M. C. II., busta 220, 8 (IO).
2) Da Edimburgo, 8 novembre 1837, M. C. R., busta 220, 13 (3).
3) Da Edimburgo, 8 novembre 1857, M. C. H., busta 220, 13 (3). *) Da Londra, 12 giugno 1827, M.G.B., busta 220, 6 (11).