Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; RELIGIONE
anno <1956>   pagina <590>
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LIBRI E PERIODICI
HENRI IRÉNÉE MARROU, De la connaìssance hisiorique (Collections Esprit: La condì tion lui mai ne); Parigi, Aux éditions du Seuil, 1954, in 16, pp. 299. S. p.
Non si propone certo un giudizio nuovo quando si rilevi come gli storici francesi siano rimasti finora estranei, in fondo, alla discussione metodologica intesa nel suo incentrarsi sul reperimento speculativo dei propri fondamenti critici- Allo stesso Marrou non sfugge quale incerta consapevolezza e quale difetto di coerenza intacchino, anche nei maggiori storici di mestiere, gli scritti variamente pro­pedeutici all'intelligenza del lavoro storiografico, ri sol ventisi per questo quasi sempre in precettistiche dichiarate o dissimulate, quasi che il fare opera di storia possa rendersi contenuto di un esplicito insegnamento. Così accade dal Langlois e Seignobos al Berr, ai più scaltriti, ma ugualmente antifilosofici, per le loro prese di posizioni, Halphen e Febvre e Bloch, pur se questi vengano abbandonando le vecchie impalcature manualistiche per assumere le vesti di relatori d'una espe­rienza operosa.
D'altra parte, se è vero che, per il tramite della cultura tedesca e, tuttora in minor grado, per l'eco del pensiero italiano, la filosofia degli specialisti francesi, da Aron a Merleau-Ponty, viene rendendo giustizia al problema della verità e validità dell'indagine storica, non altrettanto esatto mi sembra il valutare questa recente opera del Marrou come sintomo di un avvio della storiografia politica o civile ad interessi autenticamente critici. Non mi pare esatto nella misura in cui il Marrou, più che rivestire la qualifica di storico politico, si è manifestato sin qui, almeno nei suoi contributi maggiori, uno storico del pensiero pedagogico e filosofico (ne fanno fede, se non altro, YHistoire de l'éducation dans Vantiquitè, l'importante monografia su Saint Augustin et la fin de la culture antique con la successiva Retractatio) e perfino un teorico dell'estetica musicale, del resto anche in questo legato alla suggestione dei prediletti studi agostiniani. Distinzioni di sfere culturali che, se in sé non posseggono un significato essenziale, ne ricevono uno ben chiaro e determinante proprio nell'odierna cultura francese, in cui le classificazioni accademiche storici della vita civile e politica in un settore, storici della filosofia in un altro, puri filosofi in un terzo non vengono in contrasto, diversamente da quanto accade tra noi, con le risultanze di un'elabo­razione concettuale rigorosa, e sono dunque, per solito, ritenute valide. Il porsi del Marrou fra quel che usualmente s'intende per filosofia e la storiografia, avvi* cinandosi intenzionalmente al loro reciprocarsi è, insomma, un caso abbastanza singolare e non so quanto sia lecito farne lo specimen di una situazione generale.
Ora, guardato, come pure dev'essere, in una prospettiva teorica, il suo libro è fra i non molti, nel dominio del tema affrontato, di cui si possa, almeno fino ad un certo grado di approfondimento, condividere l'impostazione generale e il nucleo della tesi. Riesce però difficile seguirne il percorso analitico e dilatare l'assenso ai lemmi che ne accompagnano l'assunto di base e agli argomenti che ne comportano le conclusioni.
Tesi dell'opera è il carattere conoscitivo della storia. Si oppone dunque un rifiuto alla inerte concezione oggettivistico-erudita che fa risiedere e lascia esaurire la ricerca nel documento, nel confronto fra documenti, in un criterio ora domina-ti cameni e positivistico ora scetticamente relativistico escludente dalla nozione storica ogni criticizzazione del concetto di passato e del tutto estraneo alla consi-