Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; RELIGIONE
anno <1956>   pagina <591>
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Libri e periodici 591
derazione dell'atto di conoscenza. La polemica evolta dal Marron a questo pro­posito è tutt'altro che priva di efficacia nell'attuale ripresa di un filologismo non sempre più avveduto di quello del secondo Ottocento. Essa offre uno spiraglio sulla insoddisfazione che. ad un certo momento, si matura verso la pura filosofia* anche quando si siano foggiati degli ottimi strumenti di lavoro e si siano rag­giunti, grazie ad essa, dei metodi analitici di una raffinata destrezza. È segno che, sia pure fra aspre difficoltà si va facendo strada una concezione della storiografia come opera sostanziata, sì, nella individualità dei fatti, ma pronta a cogliere in essi la concreta incarnazione del valore come sola possibilità di qualificarli, di conferire loro nn significato. Non meno giusta l'attribuzione effettuata dal Marrou dell'atto (storico) alla personalità* considerata non nell'astrazione singolarissima, ma come centro di un mondo, come impegno solidale in cui prende forma cosciente il senti­mento della vita. Un consenso altrettanto vivace merita l'esigenza di equilibrare, per dirlo in termini .hegeliani, il cuore isolato con i poteri prosaici, ossia il bisogno di fare tutto il largo posto che loro compete alle questioni economiche, pur senza erigerle in strutture fondamentali producenti dal proprio divenire delle sovra­strutture avventizie e posticce; il bisogno di dare risalto alla forza dell'individuo, concependolo però immerso ed operante nella comunità, o la sottolineatura della indefinitivitiì dell'opera dello storico come garanzia del progresso conoscitivo. Con­cetti tutti non nuovi, dopo cinquantanni di storicismo, di autocritica dello stori­cismo, di contatti fra esistenzialismo e idealismo, di recuperi spiritualistici delle analisi pessimistiche ed ipercritiche dei filosofi dell'esistenza. Ed appunto per questo fa piacere constatare come siffatti principi ormai saldamente stabiliti in sede critica, ai apprestino comunque a farsi diffusivi di sé anche là dove psicologismo da un lato e razionalismo intellettualistico dall'altro paiono detenere un dominio refrat­tario ad ogni loro accorgimento.
La storia è così concepita dal Marron come coerenza, organismo, sistema intattico in quanto sia conosciuta dallo storico, il cui compito è quello di arric­chirne e promuoverne la dialettica mediante l'attività dell'intendimento. La for­mazione agostiniana del Marron appare dunque distendersi, sul piano concreto del problema della storia, in termini abbastanza aderenti ad alcune delle maggiori risultanze storicistico-crociane con aperture verso il nuovo spiritualismo (concetto cristiano-romantico di persona), pur annoverando fra le sue linee generatrici l'isto­riamo tedesco, del quale però si avverte, di là dal limite relativistico, lo stimolo ad inverare la relatività in relazione.
Senonchè le conclusioni dell'illustre studioso francese non sempre risultano fondate come conseguenze di una precisa valutazione degli sforzi antecedenti. Si tratta più della traduzione nell'ambito dei propri interessi mentali di un'atmo­sfera culturale diffusa che di un'acquisizione critica diretta, tale da attingere problematicamente le ragioni speculative del suo stesso proporsi, nel rifacimento di nn processo filosofico intessuto di tutta la complessa vicenda che dal roman­ticismo, o, piuttosto, dall'illuminismo, conduce ad oggi. Non che le referenze sto­riche manchino : per un'opera di metodologia sono persino sovrabbondanti. Quel che difetta (ed è un difetto che la disposizione sistematica del volume accentua) -è un quadro organico del loro significato e della loro portata, su cui-la fruizione dell'autore s'instauri in connessione evidente ad esprimere una posizione ben diffe­renziata. De Caprariis (nella sua recensione nel Mondo dcll'8 marzo 1955) ha ben notato, ad cs., hi scarsissima considerazione di Herder e l'assenza di Droysen. D'altra parte, se ci si soffermi alquanto sulla parte fatta all'apporto della nostra cultura, che in questo campo è particolarmente considerevole, appare singolare come il Marrou, che pure, si è detto, si fa assuntore di teorie assai vicine allo sto­ricismo di origine idealistica, appunti poi la sua polemica proprio contro le pre-