Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; RELIGIONE
anno <1956>   pagina <594>
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Libri e periodici
aia che vogliate rievocare le basette ottocentesche di Antonio Baldini. Passa in una commossa rievocazione di Orio Verpani la malinconica figura di Bruno Barili!; rivive Carlo Sforza nella prosa raffinata di Francesco Pastonchi; Enrico Fondi ricorda la Bella de Roma, Anna De Cadilhac, moglie avventurosa di Bartolomeo Galletti, duca di Cacao , e amante, anche lei, di Vittorio Ema­nuele II; il brigante disperane ispira quattro articoli, che l'ordine alfabetico costringe tra Giuseppe Garibaldi e Vincenzo Gioberti... Benedetto Croce è pur presente, ma per un solo scritto su di lui, mentre Ugo Fleres (p. 65) ne vanta quattro, come il brigante famoso (e Baldini ci ha dato dentro in pieno), e e D'Annunzio Gabriele (è l'anno di Barbara Leoni il '52) ne conta nove. Mas­simo d'Azeglio, che pareva alle belle castellane di centotrent'anni la er core de Gesù tanto era bello, s'è meritato solo un articolo di Rodolfo De Mattei , come Luigi Pianciani, o il grande fotografo Pony Pastore!, che conserva nei suoi archivi sei milioni di negative... Più ricco Alfredo Oriani; più ricco, ma... più povero, perchè, a p. 74, i due articoli che lo riguardano sono stati etichettati sotto il nome di Barnaba...
Che inviti a tuffarsi nel mare magnum dei ricordi, delle cose vedute o sapute, degli interrogativi! Come quando (p. 80) Arrigo Cajumi si domanda come l'amico Pietro Paolo Trompeo, rampollo di famiglia biellese, sia diventato romanista. È vero che a tralignare proprio a Roma fu il picmontesissimo d'Aze­glio.... Chi sa se padre Ventura sarà contento di starsene ficcato, sia pure con articoli in proprio onore, tra un rinvio, per L. Vassallo, a Gandolin e l'imperatore Vespasiano (p.8D?
C'è qualcuno che osa confessare di aver visto, nel 1910, o giù di lì, al cinema Lucrezia Borgia, Beatrice Cenci? Se lo dite ai vostri figlioli, questi con l'aria saputa e scanzonata di chi ormai sa tutto del cinema e della vita, vi risponderanno: Chi sa che pizza, papà ! . E voi non avrete il coraggio di confessare che Maria Jacobini, nipote d'un cardinale, fu per quei film la Dulcinea del vostro donchi­sciottismo e che oggi vi fa piacere sapere che M. M. Prolo l'ha ricordata in un degno articolo.
A Roma, in tutta la sua storia e in tutta la sua gloria, a Roma nella sua vita d'ogni giorno, a Roma con il suo bene e con il suo male, ancora una volta la fervida passione di Ceccarius ha saputo intonare le strofe di un singolare poema. A Roma ed ai Romani, a quei Romani che Romolo Lombardi, uno dei loro poeti recentissimi, ricordati nel fondamentale capitolo sul dialetto (pp. 124-145), ha dipinto con nobile efficacia: Senio fatti accosì: petti de fero, grevi, massicci, ma cor core d'oro e, soprattutto, bello mio sincero... Ce dicheno marani, Embè lo so. Ma che voi fa, che vói? Senio accosì. Però se è no, diremo sempre no, se è si, come te metti? È sempre si.... Chi sa che questo carattere non sia sorretto anche da quelle finezze gastronomiche, di cui era inna­morato Pastonchi (p. 159), per esempio dal capretto inaffiato col vino galante dei Castelli e da altre arrosterie romane che se ne arriva l'odore in Vaticano, ne tremano perfino i porporati*... * r
CONDORCET, Sull'istruzione pubblica. Traduzione, introduzione e note di PIER LUIGI PBEVJATO? Treviso, Canova, 1956, in 8, pp. 147. L. 400.
L'edizione del Condorcet a cura del Pre-vieto è da segnalare oltre che per la diligente e corretta traduzione (ormai lontano è il tempo 1911 della dizione delle Memorie a cura di Jacoviello), anche per la pubblicazione dello