Rassegna storica del Risorgimento
BERCHET GIOVANNI ; RELIGIONE
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1956
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Libri e periodici
aia che vogliate rievocare le basette ottocentesche di Antonio Baldini. Passa in una commossa rievocazione di Orio Verpani la malinconica figura di Bruno Barili!; rivive Carlo Sforza nella prosa raffinata di Francesco Pastonchi; Enrico Fondi ricorda la Bella de Roma, Anna De Cadilhac, moglie avventurosa di Bartolomeo Galletti, duca di Cacao , e amante, anche lei, di Vittorio Emanuele II; il brigante disperane ispira quattro articoli, che l'ordine alfabetico costringe tra Giuseppe Garibaldi e Vincenzo Gioberti... Benedetto Croce è pur presente, ma per un solo scritto su di lui, mentre Ugo Fleres (p. 65) ne vanta quattro, come il brigante famoso (e Baldini ci ha dato dentro in pieno), e e D'Annunzio Gabriele (è l'anno di Barbara Leoni il '52) ne conta nove. Massimo d'Azeglio, che pareva alle belle castellane di centotrent'anni la er core de Gesù tanto era bello, s'è meritato solo un articolo di Rodolfo De Mattei , come Luigi Pianciani, o il grande fotografo Pony Pastore!, che conserva nei suoi archivi sei milioni di negative... Più ricco Alfredo Oriani; più ricco, ma... più povero, perchè, a p. 74, i due articoli che lo riguardano sono stati etichettati sotto il nome di Barnaba...
Che inviti a tuffarsi nel mare magnum dei ricordi, delle cose vedute o sapute, degli interrogativi! Come quando (p. 80) Arrigo Cajumi si domanda come l'amico Pietro Paolo Trompeo, rampollo di famiglia biellese, sia diventato romanista. È vero che a tralignare proprio a Roma fu il picmontesissimo d'Azeglio.... Chi sa se padre Ventura sarà contento di starsene ficcato, sia pure con articoli in proprio onore, tra un rinvio, per L. Vassallo, a Gandolin e l'imperatore Vespasiano (p.8D?
C'è qualcuno che osa confessare di aver visto, nel 1910, o giù di lì, al cinema Lucrezia Borgia, Beatrice Cenci? Se lo dite ai vostri figlioli, questi con l'aria saputa e scanzonata di chi ormai sa tutto del cinema e della vita, vi risponderanno: Chi sa che pizza, papà ! . E voi non avrete il coraggio di confessare che Maria Jacobini, nipote d'un cardinale, fu per quei film la Dulcinea del vostro donchisciottismo e che oggi vi fa piacere sapere che M. M. Prolo l'ha ricordata in un degno articolo.
A Roma, in tutta la sua storia e in tutta la sua gloria, a Roma nella sua vita d'ogni giorno, a Roma con il suo bene e con il suo male, ancora una volta la fervida passione di Ceccarius ha saputo intonare le strofe di un singolare poema. A Roma ed ai Romani, a quei Romani che Romolo Lombardi, uno dei loro poeti recentissimi, ricordati nel fondamentale capitolo sul dialetto (pp. 124-145), ha dipinto con nobile efficacia: Senio fatti accosì: petti de fero, grevi, massicci, ma cor core d'oro e, soprattutto, bello mio sincero... Ce dicheno marani, Embè lo so. Ma che voi fa, che vói? Senio accosì. Però se è no, diremo sempre no, se è si, come te metti? È sempre si.... Chi sa che questo carattere non sia sorretto anche da quelle finezze gastronomiche, di cui era innamorato Pastonchi (p. 159), per esempio dal capretto inaffiato col vino galante dei Castelli e da altre arrosterie romane che se ne arriva l'odore in Vaticano, ne tremano perfino i porporati*... * r
CONDORCET, Sull'istruzione pubblica. Traduzione, introduzione e note di PIER LUIGI PBEVJATO? Treviso, Canova, 1956, in 8, pp. 147. L. 400.
L'edizione del Condorcet a cura del Pre-vieto è da segnalare oltre che per la diligente e corretta traduzione (ormai lontano è il tempo 1911 della dizione delle Memorie a cura di Jacoviello), anche per la pubblicazione dello