Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; RELIGIONE
anno <1956>   pagina <597>
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Libri e periodici
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economici. Lo stesso dicasi della sostituzione dei tradizionali puntini con rapidi riepiloghi degli argomenti omessi, allorché la riproduzione del documento non e stata integra per la presenza di notizie di scarsissimo rilievo.
Passando poi all'esame dei documenti stessi, basterà dire che essi servono egregiamente a chiarire, crediamo in maniera definitiva, il carattere di alcuni atti. Della concessione dello Statuto, per esempio, originata proprio dallo scopo di prevenire ed evitare uno sviluppo democratica dell'agitazione e da taluno con­siderata perciò più come il coronamento delle riforme del *47, che come l'inizio di un periodo nuovo nella storia dello Stato subalpino (il che sarà del resto provato chiaramente dalla opposta interpretazione, statica o dinamica, che dello Statuto stesso daranno l'Azeglio e il Cavour).
Il medesimo carattere conservatore rivela l'intervento in Lombardia (come risulla da un dispaccio del ministro degli esteri Pareto al rappresentante inglese a Torino Abercromby del 23 marzo '48) mentre perdurano i timori piemontesi per un estendersi del moto repubblicano milanese in Liguria. Naturalmente, prima di giungere a conclusioni di carattere generale e per intendere appieno lo spirito di questi documenti, bisogna pensare che trattandosi di rapporti fra il regno sardo e una grande potenza europea, interessata al mantenimento della pace, era per­fettamente logico che il primo mettesse l'accento sul carattere conservatore e anti­rivoluzionario dell'intervento. La stessa politica, del resto, portata evidentemente su di un piano ben più vasto, che seguirà il Cavour, quando giustificherà il suo intervento nell'Italia centrale, con non diversi argomenti. Compiere, in altri termini, azioni rivoluzionarie camuffandole da coffServatÉci, o, se si preferisce usare un'espressione famosa, diplomatizzare la rivoluzione. GIUSEPPE TALAMO
ROMOLO QUAZZA, Pio IX e Massimo d'Azeglio nelle vicende romane del 1847 (Col­lezione storica del Risorgimento italiano, 4748); Modena, Società tipografica editrice modenese, [1955], 2 voli, in 8, pp. vni-177, 179. L. 1600.
Quand on a vécu dans la pratique des affaires, au milieu des manoeuvres des partis, on est plus dispose à comprendre les sacrifices que peuvent exiger d'un homme d'Etat les necessités du moment, l'intérét des ses amis, le salul de sii cause. Au contraire on devient trop dur pouf lui quand on ne juge sa conduitc qn'avec ses tliéorics inflcxibles qu'on imagine dans la solitude, et qui n'ont pas subì l'épreuve de la vie. Sono trascorsi, ormai, più di novantanni da quando Gaston Boissier, chiudendo in poche righe l'umanissima lezione della propria esperienza, invitava lo storico a non trascurare mai il magistero offerto dalla vita per meglio comprendere la complessità della vicenda storica. L'appello dell'autore di Cicéron /.>/ ses amis vale, in realtà* per tutti i tempi e per tutti gli uomini. Né sembra fuor di luogo, pensando a certe interpretazioni recenti, nelle quali il pesante velo d*un preteso anticonformismo, non meno ingannatore del suo contrario, ha spesso impedito di penetrare le luci e le ombre in cui si avvolge qualunque personaggio, applicare quella sentenza anche a vantaggio di Pio IX e di Massimo d'Azeglio;
Siamo abbastanza lontani dai tempi nei quali quei due nomi hanno avuto un significato drammaticamente eloquente per le ansie delle cancellerie e delle ambasciate, per le speranze e per le esecrazioni della folla: affrancati dalle pas­sioni d'allora nel nostro giudìzio, non abbiamo bisogno di attingere a quelle dei nostri giorni schemi e preconcetti per costringervi la verità* La ricca documen­tazione raccolta nell'ultimo ventennio è sufficiente all'indagine e alla ricostruzione, non solo, ma consente di confermare nella sua sostanza l'interpretazione che la