Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; RELIGIONE
anno <1956>   pagina <601>
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Libri e periodici
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Del resto le società segrete sono conseguenza di poca esperienza della vita politica,, e quando l'esperienza cresca coli'istruzione cadono naturalmente in discre­dilo. Sono anche conseguenza d'amor propri non soddisfatti, e che si trastullano di certe influenze ristrette, che credono estese, e che immaginano autorità reale. Se lo sia veramente si vede all'occasione quando quella tal obbedienza giurata è posta a troppo difficile prova. Lo spirito d'associazione, il trovarsi insieme a discutere le cose correnti, anche in luoghi, e ad epoche fisse lo credo buono, ma pubblicamente, appertamente (sic), che tutti lo sappiamo; allora ha forza suWopi-nione, perche il vedere molti, a fare o dire una data cosa dà autorità, e proUcura proseliti alla cosa stessa. Ma il dirlo o farla in pochi e con mistero che forza può dare? Dà sospetto, e non forza. Fa che i più se ne scostano, dunque induce debo­lezza. E in prova quello che si è detto o scritto pubblicamente da un anno in qua ha reso più generali le idee nazionali, che non 30 anni di società segrete. Di che si tratta? di render un'idea universale. Quando ci si sia giunti la cosa è fatta
Ella vede dunque che pensandola io così, non può il mio nome essere mi­schiato né a segreti né a giuramenti. Non per questo ho cattiva opinione in gene­rale di chi attende a questi mezzi. Forse tra mezzo ci sarà chi profitta della sem> plicità dei più, ma in genere credo siano persone che vogliono il bene, vogliono la stessa cosa che vorrei io, e perciò li stimo e li tengo per fratelli. Credo soltanto s'ingannino pei mezzi. Non mi credo certo infallibile, perciò posso ingannarmi io. Ma finché non troverò argomenti che distruggano i miei non posso mutar opinione.
Ella sa forse che il mio modo di pensare lo dico apertamente a tutti. Perciò ella faccia di questa lettera Fuso che crederà opportuno, e mi creda di cuore
Dev. Obb. Servo Massimo d'Azeglio
Quello che scriveva Pareto a Solaro della Margarita il 17 agosto caratterizza tutta Tazione romana di Massimo d'Azeglio, che, veramente* s'era employé de la manière la plus activc pour cmpecher toute démonstration qui aurait pu com-promettre le Gouvernemcnt . E la famosa Proposta di un programma per l'opinione nazionale italiana è la diretta conseguenza di quell'atteggiamento.
Atteggiamento che, naturalmente, non voleva, né poteva, negare la realtà di un sentimento nazionale ormai decisamente orientato contro l'Austria. Perchè al sempre più saldo impegno della più recente e illuminata storiografìa a calare la storia nostra in quella europea e a guardare l'Italia del Risorgimento dall'Europa e non soltanto questa da quella, non disdice affatto il riconoscimento che, senza un'Italia in movimento, non c'è niènte da calare e ancor meno da guardare. E, in quell'estate, l'Italia era in movimento. Non possiamo sperare di vincere una battaglia < scriverà Massimo il 18 settembre al Pantaleoni -, ma bisogna resistere eoo tutti t mezzi: una difesa contro tutte le ragioni di guerra è la nostra vittoria . Tanto più che ormai gli Italiani la fama di moderazione e d'accortezza se l'erano guadagnata ad usura, ma senza l'altra riputazione di menar le mani e bene non diventeremo mai nazione. La forza si rispetta aveva già scritto il 29 agosto al Min ghetti . Il resto s'ammira solamente . Il fine ultimo del liberalismo moderato era l'indipendenza della penisola e il governo costituzionale. Purtroppo, la magìa di Pio IX, al vaglio delle dure prove dei tempi ed entro le strettoie che erano poste al pontefice dalle tradizioni e dalle necessità di un Governo dalla duplice essenza, non poteva durare. E la fine della lune de miei tra il papa e Massimo d'Azeglio fu la fine di un gran sogno italiano. jy Q