Rassegna storica del Risorgimento

MARINA AUSTRIACA
anno <1918>   pagina <420>
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Parco romano o del leone aligero. Possono benanche ridicolmente affermare essere Trieste slava, Fiume magiara, Zara croata. Ma se esaminiamo il bacino adriatico nell'arte, nella religione, nella lingua delle popolazioni che lo abitano, noi troviamo invece a josa le ra­gioni evidenti della sua latinità, i fattori naturali e spirituali costi­tuenti la teoria giuridieo-politica del proprio principio di nazionalità. Il quale principiò di nazionalità altro non è che la coscienza profonda e vibrante, che i popoli si vengono formando, della loro sensitività nazionale, indipendentemente dalle correnti umane che li formano, dovuta ad un processo di assimilazione operato dalla civiltà più alta sulla inferiore con la tranquilla onnipotenza del mare - così scrisse Ruggero Faùro avanti di cadere eroicamente alla fronte - che acco­glie ed agguaglia alla sua natura tutte le acque dei mille fiumi che separatamente sboccano a lui .
Ma si disse ancora essere l'Austria erede di Venezia. Mai una bestemmia più sconcia di quesfa è stata pronunciata. Venezia nelle sue conquiste diffondeva la sua civiltà, che ancor oggi permane coi suoi costumi, col suo linguaggio dilettoso, non pure nei discendenti degli antichi colonizzatori veneti, ma benanche in quelle altre popo­lazioni inferiori, che il governo di Vienna v'infiltra appunto per poter combattere, invano, l'elemento autoctono veneto, di perpetuo concul­cato, di perpetuo risorgente. L'Austria, è ben vero, usoi dal Congresso di Vienna colla preda di Venezia, ma non ne ereditò ne lo spirito, né la saggezza. Essa credette d'essere giunta alle colonne d'Ercole della politica immutabile, ma s'ingannò. Dovevano venire giorni, e son questi che viviamo, in cui avrebbe dovuto cedere tutta la mal tolta terra, tutto l'usurpato mare. Lunga è stata la vigilia.
Non è da oggi infatti che dai nostri migliori scrittori militari ne è slata proclamata e riconosciuta la necessità. Nel 1872 l'illustre ge­nerale Perrucchetti - da poco rapilo dalla morte alla gioia della nostra prossima vittoria - dalla cattedra della scuola di guerra a To­rino insegnavi; iche la Dalmazia è necessaria a noi per respirare in Adriatico. é4i8SQ, in qualità di membro della Commissione mista di difesa terrestre e marittima, insisteva egli sulla medesima idea professata dalla cattedra. Allora l'Austria non aveva ancora incor­porate la Bosnia e l'Erzegovina. Pin tardi insìstè ancora sulla sua idea, vincendo opposizioni ed ignoranze. L'Adriatico era da noi cie­camente trascurato. Ma egli si avvalse, per continuare il suo apo­stolato, dell'opinione del defuofó ammiraglio nostro Arminjon, come più tardi nella Commissione, ifooh fasta p*r f esercito trovò un com­pagno di pensiero nel compianto ammiràglio Bettole