Rassegna storica del Risorgimento

TAUSCH PIETRO ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1918>   pagina <437>
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Un mazziniano rinnegato 437
derido nelle idee liberali ed italiane di quella gioventù qùe de vaines théories sana importance pratique , Il giovane figlio allora si era spinto e lasciato spingere; era andato tanto oltre, che lo stesso fra­tello Paolo lo aveva avvertito di essere cauto; ma lui di natta - al­meno cosi trovò utile affermare nella bufera che non tardò a scoppiargli sul capo - erasi accorto. Incominciato, fra il 12 gennaio eli i marzo del 1829 FIndicatore livornese, il Bini, che pare fosse il più intimo dei suoi amici, spediva alcuni fascicoli di quel giornale al collaboratore genovese Benza per mezzo di lui, che si recava a Genova per accom­pagnarvi due frati stranieri i quali avevano allarmato le autorità toscane con prediche liberalescamente esaltate, e per dare sul loro conto schia­rimenti da parte di suo padre. Lì venne benissimo accolto dal sud­detto e dal Mazzini, cui avea recato lettere, e da essi presentato ai fratelli Rullili, in compagnia dei quali visitò le rarità genovesi e i dintorni fino all'Acquaiola. Era intanto fin dal 16 marzo di quell'anno partita dal cozzo del Parlamento francese contro il ministero Polignac la prima scintilla di quella rivoluzione che guizzò per l'Europa bale­nando nel Belgio, in Polonia, -in .['spagna, percorrendo con quasi si­multaneo crepitio di scoppi l'Italia superiore per Modena e P.trma, per Bologna, per Roma, per Ancona, alba foriera della giornata di Giu­seppe Mazzini che non avrebbe preso ri poso'se non a vittoria raggiunta; e allora Tausch padre, eclairé , aveva in si siilo col figlio perchè si fosse appartato dalle vecchie compagnie pericolose, e aveva incomin­ciato a istradarlo negli affari del Consolato. Ma il figlio non se n'era punto commosso ; anzi nel maggio, tornando a Livorno da Trieste, dov'era stato per sollecitare la propria nomina a vice-console presso quell'L e E* governo da Cui dipendeva il Consolato, si fermava una seconda volta ìtt Genova, rivedendo nientemeno che i medesimi amici. Ci volle - per. sua stessa confessione - tutta l'eloquenza parigina delle giornate di luglio per convincerlo ch'egli precipitava per una via senza uscita, in fondo alla quale il padre e lui non avrebbero trovato che l'uno la perdita delle benemerenze consolari, l'altro una perfetta galera non alla toscana ma all'austriaca: cose un po' diverse dalle loro aspirazioni. Si fece, quindi, moderato e cauto, forse già pre­meditando di cambiare sistema e di allontanarsi dai compagni pericolosi , ma non abbandonando del tutto, crediamo poco se anche il dolce ideale patriottico che non trovava ragione di essere in lui, sedotto esclusivamente da spiriti giovanili, ma certo le consuete com­pagnie. Il padre andava a poco a poco rimettendo nelle mani sue gli affari del proprio ufficio, che potevano dirsi trattati e diretti quasi esclusivamente da lui, benché privo ancora dei diploma dell' Auguste Maitre , nella qualità di cancelliere vice-console senza rescritto e