Rassegna storica del Risorgimento
TAUSCH PIETRO ; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1918
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438
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B. Zayaria
senza paga , nominato dal genitore e riconosciuto dalla corte fiorentina: tutto contento di sollevare il vecchio funzionario da tante cure e anche troppo accurato nei suo compito comprendente sino i rapporti di polizia e le notizie d'indole politica. Ma nel '30 seguiva l'arresto] del Mazzini al Letimbro ( 11 novembre); ed il Tausch, profittando del passaggio gratuito sopra un bastimento in rotta pel Brasile e in compagnia del fratello Paolo che volea metterlo a cognizione e alla direzione dei propri affari, si presentò subito a Genova, non è ben chiaro se per questo motivo o non piuttosto - giacché egli vi spese invece un centinaio di lire - per desiderio dei mazziniani livornesi, preoccupati pel loro capo, intimoriti per sé, desiderosi di esplorare le viste e le intenzioni del Governo sardo, e riparare ai pericoli che si potevano presentare per gli aderenti degli arrestati e per la causa che sostenevano . Non solo; essi miravano a conoscere - e sempre dal Benza, al quale il giovane avrebbe dovuto indirizzarsi e consegnare una lettera, di cui non è rimasta traccia, scrittagli da Cario Bini-se dai parenti del Mazzini si ponessero in opera mezzi efficaci alla sua scarcerazione e se vi fossero buone speranze in proposito, essendosi udito che quelli nulla facessero, consigliati a non pregiudicare l'affare con troppe sollecitazioni ma ad aver fede nella giustizia del Governo.
Rappresentante di essi adepti nell'affidare questa missione al vice-console sarebbe stato - giusta le informazioni della polizia - il Pachò sopra menzionato, uomo - dichiarava il Tausch - di buonissimo cuore ma involto nelle amicizie settarie anche di lombardi, fra cui il marchese D'Adda, e molto in conlatto con tutta la gioventù livornese, non che con persone distinte per grado sociale e reputazione; ma Pietro oppose essere stato il Bini, che avendo conosciuto*., il progetto della sua gita in Genova, lo pregò in senso apparentemente amichevole di raccogliere tutte le voci relative all'arresto del Mazzini, e di sapere chi poteva essere compromesso in questa scoperta e in. questo arresto fatto dal Governo di Genova . Il Benzà gli rispose con sottile malizia di non potergli dare i ragguagli desiderati, e che non restava se non attendere con pazienza l'esita eli quell'arresto, tanto più che è regola generale di non interessarsi di tali affari, siccome insegna la prudenza . Cosi, il messo dovè tornarsene a Livorno, con poca soddisfazione del Bini ch'ebbe a rimproverarlo intorno alla sua inerzia e ne scrisse al Benza in una lettera caduta in mano della polizia; ma lasciava a G-eoova il fratello,: che' va fret prolungare il soggiorno per assumere più esatte Miatmaziiflii o - come rileniamo pili'credibile - per teriifcwre di accudire ai propri affari, per quanto finisse col dar nell'occhio alla polizia genovese, che lo rinviava, come dicemmo, a casa. Questo - diciamolo fra parentesi - era stato causa