Rassegna storica del Risorgimento

TAUSCH PIETRO ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1918>   pagina <442>
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E. Zagarìa
sino la lista degli affigliati. Era dunque naturale che fosse venuto i nodo al pettine anche pel Bonza.
Intorno a co8tuinonabbondanoletoòtizìe.fl poco ma preciso, che ne sappiamo, lo abbiamo compilato dal suo costituto, e lo esponiamo qui brevemente. Si chiamava Giuseppe Elia, ed era nato nel 1806 a Porto maurizio, dove aveva un fratello e una piccola proprietà; ma dal '?) aveva trasferito il suo domicilio a Genova, prima per studiar legge in coi si era laureato nell'aprile del *28, poi per farvi pratica legale presso quell'avvocato dei poveri. Era anche lui carbonaro, ma di­venne in appresso uno dei iu fedéli seguaci del Mazzini. Tra per l'opera di questo e per la pubblicazione dell' Indicaiore livornese, egli era entrato in relazioni col Guerrazzi e col Bini, ai quali avea man dato degli articola, e col Tauscb, che nel *31 gli aveva portato alcuni fascicoli di quel giornale, soppresso fin dal febbraio dell'anno pre­cedente. Non è possibile ammettere che egli fosse lasciato in pace durante la prigionia del Mazzini, anche perchè nel suo interrogatorio viene in campo una lettera bimana da noi sopra menzionata; d'altra parte, la data di quell'abile colloquio da lui sostenuto col commis­sario Giuliano Pratolongo - lo stesso che aveva arrestato il grande agitatore- è del 3 febbraio 1833. Ma noi sorvoleremo sul piccolo pro­blema, privo d'importanza in questo momento, e torneremo al vice-con­sole austriaco, notando come nel '33 fosse ormai tutto ufficio efamiglia Tango applique à ses devofòs et peu répandu dans le monde . Non solo; ma proprio nei primi mesi di quell'anno era' très occupéd'un maria gè qu'U a en vue de contraete!' con formemen t au désir de san pére . Si trovava dunque'nelle .migliòri condizioni per attuare in sé la metamorfosi, ripugnante ma utile, di carbonaro in delatore. Né si fece pregar troppo. Dalle deposizioni del Benza era risultata la sua con­dotta pericolosa, e poiché ne venne immediatamente informato il Metternich, da costui dovè esser fatta parola- del caso al conte di Senfffc-Pilsach, che si trovava di quei giorni a Vienna. Tornato che fu questi iM: Firenze, il governatore della Lombardia con lettera del 9 marzo gli comunicava novelli indizi risultanti dal costituto, de Tua des chefe du earbonarism , che potrebbe essere anche il Doria od il Bonza, sulle relazioni del console livornese con i settari del suo paese e di Genova. E allora-, non appena libero dalle cure del proprio ufficio, egli, che già aveva assunto notizie generiche su quella famiglia austriaca, si recava il 7 maggio a Pisa, dove ebbe agio di incontrarsi col vecchio console e di svelargli la colpa addebitata al figlio. Due cose egli chiedeva: -se si trattava di cose passate, che Pietro confessasse tutto, e non. se ne parlerebbe più: se le re­lazioni continuavano, che rivelasse e si allontanasse da Livorno, ri-