Rassegna storica del Risorgimento
GENOVESI ANTONIO
anno
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1957
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pagina
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Due inediti di Antonio Genovesi
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nomicaH di un anonimo, hanno molti punti in comune con una lunga lettera inviata nel 1768 dal Genovesi al De Marco, allora ministro insieme al Tauucci, per le Decretali; ') in ambedue, infine, è riaffermata la superiorità dello Stato da qualsiasi soggezione, specie in campo spirituale, alla Chiesa e quindi la laicità dello Stato stesso e sono rivendicati poi particolari diritti che venivano calpestati dalle pretensioni della Curia romana.
Il primo inedito, che contiene le Istruzioni per l'Avvocato della Real Corona* pur nell'estrema sintesi, ci offre interessanti elementi di giudizio sul modo gcnovesiano libero e profondo di osservare la realtà. La costituzione di questo nuovo ufficio giudiziario diviene per il Nostro, nella particolare situazione politica ed amministrativa venutasi a creare per la corruzione esistente all'interno di alcune alte magistrature del Regno, e per la pericolosa influenza esercitata a Corte dai numerosi elementi reazionari annidati specialmente nella Camera della Sommaria (è superfluo ricordare l'annosa vertenza sull'orrenda mento del sale), un avvenimento di grande importanza, non solo per motivi, d'ordine, diciamo, esterno (questo restava sempre il problema di fondo), per arginare, cioè, l'invadenza e le pressioni della Chiesa, ma anche d'ordine interno per scuotere la debolezza e la negligenza della Camera [di S. Chiara]. II Genovesi, anzi, va oltre: egli ritiene che il Re abbia istituito il nuovo ufficio, perché convinto che la stessa Camera per ignoranza del suo vero ufizio, o per trascuraggine in certo modo tradisse i dritti della Sovranità e de' Popoli a lei soggetti. H termine tradimento non è esagerato: ha la conferma e la giustificazione, a tacer d'altro, in un episodio (avvenuto non sappiamo se prima o dopo la redazione di questo scritto) della violenta polemica per la cattedra di Decretali, quando la Camera di S. Chiara, richiesta dal ministro De Marco di un parere sulla proposta di un anonimo, che era poi lo stesso Genovesi, che chiedeva l'abolizione della cattedra in quanto in aperta violazione con le prerogative sovrane, con la consulta del 29 novembre 1768 la bocciò decisamente, stimando necessario non far novità.2)
Ma gli strali più aguzzi sono diretti ovviamente contro la potenza straniera , e cioè la Curia romana, che manovrava con gran libertà all'interno del Regno servendosi a tale scopo della scuola, dei libri, della censura, delle stesse magistrature civili, del terrorismo religioso, ecc. Contro questa polimorfa e negativa attività lo Stato deve essere impegnato con tutti i suoi poteri: qui è il senso delle Istruzioni. Un accenno finale, che ci dimostra come il Genovesi non dimenticasse il secondo fronte della sua battaglia, è dedicato alle Corti dì giustizia feudali: su di esse è richiesto dal Nostro un controllo maggiore ed effettivo, primo passo per la loro abolizione.
Nel secondo inedito, che dev'essere un parere richiesto dal Governo, il Genovesi, con vivace e ricca argomentazione critica le Istruzioni date ai Fiscali perché fondate su una falsa concezione dei rapporti fra Stato e Chiesa, discutendo sul carattere che deve essere attribuito alla potestà della Chiesa
i) Vedi il doc IX in G. M. MONTI, op. i., p. 81-102.
2) Vedi il doc. ITI ivi. p. 68. Nello stesso doc. IX, citato sopra, il 6. scrive: Io chiamava le Decretali il cuojo delia gran bestia che si dovea bruciare, e spargerne le ceneri al vento, perche non cagionassero più quei mali che hanno infelicitato ipopoli Europei in circa sei secoli... DJccsi che la Camera Reale siasi scandalizzato di questa maniera di parlare, e reputatala empia (pp. 82-83).