Rassegna storica del Risorgimento

GENOVESI ANTONIO
anno <1957>   pagina <83>
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Due mediti di Antonio Genovesi
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al Re del come essi hanno amministrato giustizia, e del credersene indipendenti? E la ragion di dubitare è die benché il Sovrano accordi i ricorsi da Magistrati Baronali, si sa, che questi sono in mille mòdi impediti da' Baroni.
Si possono pensare mille punti di Regali e di Stato, in cui la Sovranità può esser lesa, e che son tutti dell'ispezione di questo nuovo Magistrato.
II. Riflessioni sopra le Istruzioni Economicali di ... dell'AL. D. Antonio Genovesi.
Ho letto con tutta /'attenzione possibile le Istruzioni Economicali. lo non le trovo interamente conformi ai veri principi su de1 quali credo, che si dovesse stabilire un simile Magistrato. I principi, che si danno all'Economo o Fiscale de' dritti de* Sovrani e dello Stato, son fondati in un'ipotesi falsa. E di qui è che essi riescono di dubbia natura e di difficile esecuzione. Queste Istruzioni non servono adunque che ad imparazzare sempre più le questioni tra il Sacerdozio e VImperio, se non si cambia ipotesi e non si sviluppano meglio le due massime generali e i quattro corollari che se ne deducono. Non nego, che tutte le altre che si dicono conseguenze di quelle massime e di quei principi, non sieno giudi' ziosamente applicate alla natura delle controversie tra il Sacerdozio e VImperio; ma la loro verità dee dipendere da altro fondamento. Sarebbe lungo e tedioso resaminare tutte le Istruzioni: per lo che stimo che basti il ponderare esat­tamente l'ipotesi, le due massime, i quattro principi e le sei conseguenze generali.
L'ipotesi è che Dio abbia creato due Potestà egualmente indipendenti dalla volontà degli uomini, in materie per lor natura diverse e distintissime, l'ima non soggetta all'altra e queste sono il Sacerdozio e l'Imperio. Or questa ipotesi una volta accordata ai Preti, i Principi kan perduta la loro causa, e resteranno essi, le loro Leggi, i loro Magistrati preda della Curia Romana. Infatti tutti i presenti pregiudizi che vengono all'Imperio del Sacerdozio derivano appunto da questa potestà spirituale che alla Curia Romana cominciò a darsi, e che i Principi per l'ignoranza del tempo le accordarono. .L'Imperio Celeste e la Mo­narchia Spirituale, come si chiama in tante Decretali, pian piano menò seco tutte le cause miste e quindi le cause puramente temporali; onde il Principato e le nazioni restarono finalmente spogliati di tutti i loro dritti. Non si va al sommo di botto, ma vi si sale per gradi, che sieguono Vun l'altro. Vescovo, Arcivescovo, Patriarca, Primate, Monarca spirituale, e ultimamente; Caelestis et terreni Imponi Dominus. Chiunque legge la Storia Sacra e profana vedrà da non po' terne dubitare il progresso di questa scala, arrivato al sommo grado ai tempi di Bonifacio VIII. Dunque concedendo l'ipotesi delle due potestà egualmente supreme, egualmente indipendenti, egualmente divine, si cede tutto e si ha a combattere sempre. A quelli che non hanno letto e considerato bene i libri Evan­gelici, la dottrina de7 Padri e de* vecchi Papi, e la storia dei primi sei secoli del Cristianesimo parrà empio l'udir dire che Cristo non lasciò nella Chiesa una potestà spirituale. Eppure non ci è cosa più manifesta. Questa parola potestà è molto ambigua. Ella può significare una potestà di dominio coattivo, ed una potestà pastorale, magistrale, esemplare, direttiva. La Chiesa ha ricevuto da Cristo la seconda non la prima. Gesù Cristo si è detto sempre Rabbi in Ebreo, Didascaio in Greco, Magister in tutte le versioni latine e non mai Re e Sovrano