Rassegna storica del Risorgimento
GENOVESI ANTONIO
anno
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1957
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pagina
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85
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Due inediti di Antonio Genovesi 85
L'Ipotesi dunque è falsamente piantata ed è pericolosa pel Principato e pei Popoli : ma non sono meno dubbie e confuse le due Massime. La prima è: Quello che non è d'istituzione Divina, appartiene al Principato. Dunque per la legge dei contrarj si accorda al Sacerdozio, ch'è suo in proprietà tutto quello eh è d'istituzione Divina. E per[ché] Dio istituisce o per la via naturale o per la positiva delle Scritture, se voi gli accordate questa massima, la Curia Romana sì vorrà impadronire deWuna o dell'altra istituzione; onde il Principato resterà con le mani vuote. Né questa è mia chimera, ma fatto. Tutti i Teologi, tutti i Canonisti e i Forensi Civili eziandio, alla domanda su quali materie può il Principe far leggi, rispondono, sulle azioni esterne e indifferenti, con che sottraggono alla potenza legislativa tutte le virtìi e i vizi, tutti i coni ratti juris gen-Hum obblìgatorj per Legge di Natura, tutta l'educazione, tutta la materia de* delitti contro la natura. E quindi nasce un'altra assurdissima opinione, sediziosa e distruttiva del Principato, che le Leggi Civili non obbligano in coscienza. Torno al fatto, di cui diceva, che il Sacerdozio s'è impadronito dell'una o dell'ai' tra istituzione. Perché servono le Decretali? Perchè gli uomini imparino, nemi-nem ledere, jus smini cnigue triWere, ìioneste vivere, dice Gregorio IX nella prefazione della sua compilazione. *) Or questo gli uomini il sanno per legge di natura o per i codici civili. Il Papa dunque si insignorisce di tutte queste istituzioni.
Ma lasciamo stare l'istituzione naturale. Vi sono due istituzioni positive, una del Vecchio, Poltra del Nuovo Testamento. Amendue questi libri appartengono in proprietà al Sacerdozio. Nel Vecchio Testamento sarebbero a distinguere quattro punti, Leggi Morali, Leggi rituali e civili, Storia, Profezie. Tutti sanno che le Leggi Morali sono eterne: le rituali e civili erano adattate alla natura della Repubblica Ebraica e per un tempo: la Storia è de'fatti di Dio o degli uomini di quo' tempi, che non dovrebbero dar dritto a nessuno del Nuovo Testamento: le Profezie riguardano il futuro della città o celeste o terrena, secondo la divisione di S. Agostino de Cavitate Dei, donde non si può trarre pregiudizio contro del Principato. Intanto in mano del Sacerdozio tutto serve alla loro Monarchia Universale. Nell'Evangelio e nella Chiesa antica non si conoscevano Decime. I Ministri del Sacerdozio vivevano di limosino. Ma perchè Dio aveva ordinato nel Vecchio Testamento, che si pagassero ai sacerdoti le Decime di tutto, la Curia Romana con quei titoli de Decimifi nelle Decretali, 2) spogliò tutti i popoli d'Europa. Era d'istituzione divina. Nel Nuovo Testamento e nella pratica de' primi Cristiani non si pretese mai che il Sacerdozio dovesse ungere i Re: Ma nella Teocrazia Ebraica i Profeti e i Sacerdoti ungevano, consecra-vano i Sovrani. La Curia Romana sostenne, che essendo istituzione Divina, fosse in proprietà del Papa. Innocenzo III ne trasse una conseguenza che annienta i dritti de* Sovrani e de' popoli cioè, che prima d'ungere, dovea esaminare se fosser dégni o indegni e così intronizargli o stronizargli. Quel che è più, anche i fatti di Dio riguardanti la natura del mondo corporeo han servito ai Papi per la loro Monarchia universale temporale. Innocenzo III pretende, che il Papa è il Sole e tutti gli altri Principi Lune: e siccome le Lune non han
l) Si tratta della collezione delle Decretali ordinata e pubblicata per disposizione di Gregorio IX (1227-1241).
2) La. HL lit. xxx (con. 555-569).