Rassegna storica del Risorgimento
CADDEO RINALDO
anno
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1957
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pagina
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177
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Vita dell'istituto
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Ha quindi presentato il prof. Ruggero Moscati, il quale lia informato a sua volta in merito all'Istituto per la storia del Risorgimento, il quale ha detto è una libera associazione costituita a Milano nei primi anni del secolo, la quale unisce non solo studiosi, ma anche persone legate da vincoli sentimentali e patriottici al Risorgimento. Alla testa, però, ai trova un Consiglio direttivo scientifico, che cura appunto lo svolgimento degli studi intesi a mettere in luce il Risorgimento e cura le relative pubblicazioni.
Il prof. Moscati ha suggerito che la Sezione argentina si organizzi secondo Io schema italiano, vale a dire riunendo i suoi soci tanto fra gli studiosi italiani ed argentini che fra coloro che si sentono attratti verso il nostro Risorgimento da vincoli d'altra natura. A New York ha precisato si è costituita una Sezione molto fiorente, anche perchè negli Stati Uniti sono in auge gli studi risorgimentali fra gli stessi studiosi nordamericani. Ogni anno l'Istituto realizza Congressi nazionali che stanno sempre più assumendo aspetto di riunioni internazionali, per la presenza di studiosi francesi, belgi, inglesi, spagnoli e nordamericani . Il prof. Moscati ha quindi informato che nel 1959-1961 l'Italia svolgerà solenni commemorazioni del primo centenario dell'unificazione; e in tale occasione si faranno pregevoli pubblicazioni storiche.
La Sezione argentina ha detto potrebbe proporsi immediatamente due serie dì pubblicazioni e cercare di pubblicare i primi volumi delle due serie entro tale data come un concreto contributo alle grandi celebrazioni del Centenario .
Le due serie di pubblicazioni dovrebbero essere cosi suddivise:
a) tenendo conto che negli archivi argentini figura una scarsa documentazione riguardante il Risorgimento italiano, sarebbe interessante attingere agli archivi di Torino, del Ministero degli Esteri e di Napoli e pubblicare i più importanti rapporti consolari inviati ai governi sardo e napoletano dal 1838 fino al 1860. Tali rapporti contengono un materiale prezioso per la stessa Argentina: il prof. Moscati ha recato i casi concreti dei rapporti inviati al governo delle Due Sicilie da Pietro De Angelis, che, quantunque esule politico, in un secondo tempo fu console di Napoli a Buenos Aires, e dei rapporti inviati al governo sardo dal console Picolet d'Hermillon e da Marcello Cerniti dopo il 1853;
b) dedicare particolare attenzione alla raccolta di documenti sull'attività e consistenza dell'emigrazione politica italiana in Argentina, dal 1821 in poi, e cioè dai primi moti del Risorgimento fino all'unità. A tale effetto, come nel caso precedente, la sede centrale di Roma potrebbe collaborare con la copiosa documen* fazione di carattere soprattutto poliziesco, esistente negli archivi italiani.
Infine ha preso la parola l'aw. Giuseppe Marcili, presidente dell'Istituto di Investigazioni Storiche Italo-Argentine, il quale ha ricordato che gli scopi dell'Istituto sono appunto di riunire e pubblicare la massima documentazione possibile su tutte le attività politiche e patriottiche degli esuli e le iniziative svolte in Argentina nel quadro delle gesta del Risorgimento.
Ha quindi informato che, dietro invito delle autorità diplomatiche, l'Istituto curerà la preparazione del materiale statistico e illustrativo sull'emigrazione italiana in Argentina, che figurerà nell'Esposizione Internazionale di Bruxelles del 1958.
Ora ha proseguito Marcili è non meno lusinghiero l'invito che l'illustre prof. Ruggero Moscati ha fatto all'Istituto di partecipare alla fondazione della Sezione risorgimentale; e noi slamo disposti a dare la massima collabora* zione, perchè riteniamo necessario mettere nella giusta luce lo spirito e la tempra di quegli Italiani qui giunti a metà del secolo scorso i quali, spinti da quella dbe -si chiamava allora " religione della libertà ", offrirono la loro spada e la loro vita all'Argentina per proseguire in terra libera la loro dedizione agli ideali di liberti. A questo proposito vanno ricordate le parole di Luigi Caronti e quelle di