Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
anno
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1957
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pagina
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198
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Domenico Demarco
l'Umbria, avevano campagne meno ridenti, circoscritte com'erano tra i monti e il mare, ma i terreni erano messi a cereali, olivi, vigne, frutta; abbandono e squallore regnavano invece nella Campagna romana, depositaria di ruderi e spaisi avanzi di antichi monumenti. La Campagna romana aveva una superficie di 5.758 kmq, di cui una metà, abitata da 15.000 persone, era dominata da aria malsana e febbri palustri, mentre l'altra, al cui centro era Roma, ne conteneva 600.000. Tutto il vasto territorio delle paludi era diviso in sole 600 tenute, di 500 a 1.000 e più ettari; quella di Campomorlo, già appartenente al Capitolo di San Pietro, aveva essa sola una estensione di 6.500 ha, ed era in dominio diretto della Chiesa, ma divisa tra una trentina di livellari, tra cui i Torlonia, i Bra-scbi, i Fiano, i Massimo. Solo un decimo dell'intera estensione era seminato, la parte residua era messa a pascolo. L'Agro romano, propriamente detto (2059 kmq), posto tra le bassure del Tevere, per una metà era coltivato, il resto era costituito di foreste e pascoli. Nello Stato pontifìcio, un catasto cbe rispondesse alla produttività intrinseca e al valore reale dei terreni, era stato, solo in parte, attuato, nel 1835. Esso rivelò cbe su una superficie di 2.253.991 rubbia, 435.535 rabbia erano messe a bosco, 566.383 a pascolo, 212.080 erano sterili, il resto era coltivato a cereali, viti, canape, risaie, orti. In generale, la produzione agricola non bastava al consumo della popolazione, e bisognava o ricorrere all'estero o rinunziare al consumo di alcune indispensabili derrate. Talora, nelle rioni agne non si raccolse che scarsissima quantità di grano, e la povera gente era costretta a nutrirsi di patate e di erbe cotte. 1} Poiché l'olio della Sabina, dell'Umbria, della Ciociaria non era sufficiente, s'importavano, in media, annualmente tre milioni di libbre dalla Toscana e dal Regno di Napoli.2) Il monopolio governativo limitava la produzione del tabacco, che cresceva rigoglioso in provincia di Ancona, sicché solo una piccola quantità poteva essere esportata. I molti pascoli dello Stato romano nutrivano un considerevole numero di
J) R. DE CESARE, Roma e lo Stato del Papa, Roma, 1907, p. 331. z) C. CORRENTI e P. MAESTRI, Annuario, a. II, 1864, cit., p. 408.