Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <205>
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L'economia degli Stati italiani prima dell'unito 205
primato era tenuto dal Regno di Napoli, con 1.274.022.045 lire, cui seguivano il Regno di Sardegna (1.165.657.426), la Lom­bardia (836.422.526); la Romagna le Marche e l'Umbria (397.793.326); la Toscana (221.232.198), il Ducato di Parma (177.165,619).lì Sur un valore della produzione agricola, che, intorno al 1860, si calcolava sui 2.460 milioni lordi di lire (incluso i pxodotti del bestiame), gl'interessi per debiti ipo­tecari incidevano in media per il 12 per cento.2)
La totalità delle ipoteche , informa un contemporaneo, che pesano sulla proprietà fondiaria italiana, è di quasi 4,700 milioni, il quarto e più del valore cada strale e il decimo del valore effettivo degli stabili. 15i che ne vengono non piccioli danni: rimanendo il commercio dei fondi ora inceppato dalla difficoltà grandissima di svincolarne i pesi, ora affrettato per trapassi forzati e repentini, che impediscono il corso delle speculazioni agrarie. L'an~ nua rendita della possidenza non passa d'ordinario il 3 y2 per cento; gli inte­ressi sui debiti ipotecarli invece salgono al 5, al 10 e fino al 15 per 100 nel­l'Italia meridionale principalmente; usura che superando la rendita finisce col logorare in breve termine il capitale e perciò impedisce l'introduzione di quei miglioramenti agricoli, pei quali richiedesi l'impiego costante di capitali .s)
Ma com'era distribuita la proprietà fondiaria? Su una rendita censuaria di 551 milioni di lire, poco meno di un quinto era nelle mani del demanio, dei comuni, del clero regolare e secolare, degl'istituti di beneficenza, cioè di pos­sessori che.si trovavano in condizioni meno adatte a trarne un maggior reddito. Lo Stato, i comuni, i corpi morali, gli istituti pubblici, il clero, osservava un contemporaneo, non solo hanno editi zi e terreni riservati all'uso pubblico o sociale; ma possiedono anche, a modo di privati proprietari, fondi rustici od urbani, da cui ritraggono una rendita. Oltre a ciò molte terre sono soggette a servitù ed a pubbliche prestazioni fisse, che rendono difficile e spesso impossibile ogni mutamento di forma, di possesso e di cultura . Quelle stesse proprietà, confidate all'industria privata, potrebbero dar un'annua rendita di 162 milioni, accrescendo còsi di bene sessantaquattro milioni la rendita del territorio italiano .4)
2) Ibidem, p. 459. 2) Ibidem, p. 452.
! Ibidem, p. 458; per altre notizie, r. P. DOKRÀT e A. GiGCA, Annuario di eco­nomia sociale, Torino, 1863, cap. H, p. 28 e segg.
*) C. CORRENTI e P. MAESTRI, Annuario, a. II, 1864, cit., pp. 469-470.