Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
anno
<
1957
>
pagina
<
215
>
L'economìa degli Stati italiani prima del?'unità 215
e di Lugo. Tra i 140 opifici di lana delle Romagne, emergeva quello del Pasquini di Bologna, con 20 telai e macchine mosse dall'acqua. Lanifici c'erano a Roma, Bologna, Perugia ma privi di macchine moderne. Roma era stata sempre celebrata per i suoi lavori di oreficeria, per le sue argenterie artistiche. Nel 1831 esistevano più di 20 opifici di oreficeria e altrettanti di argenteria, ma successivamente il numero si era ridotto e si era dovuto ricorrere anche all'estero. Il governò pontificio teneva a mostrarsi promotore dell'industria, con la concessione di premi d'incoraggiamento e con dazi protettivi, ma l'industria manifatturiera negli Stati romani era ancora nell'infanzia, le macchine rare, più. rari i capitali, la protezione del governo derisoria. Le manifatture non potevano prosperare, se non si promuovevano le associazioni di capitali, se si proteggeva il monopolio, se non si poneva alcun freno all'avidità del fisco. Grazie alla povertà nella quale si vuol lasciare l'agricoltura, così un documento del tempo, le nostre lane non possono raggiungere un grado di finezza richiesto per la confezione dei drappi fini, i nostri fabbricanti sono forzati a far venire le lane dalla Moravia o da altri paesi. Da parte sua il governo, avendo colpito queste lane straniere di diritti enormi, ha messo i nostri industriali nell'impossibilità di dare il panno di buona qualità allo stesso prezzo dei panni esteri. È così che noi mandiamo all'estero un milione di scudi ogni anno per importazioni di drappi, e 700.000 scudi per le seterie . Qual'è il quadro offerto dall'industria meridionale? Alla morte di Ferdinando I, nel 1824, si toccò con mano nel Regno di Napoli il follimento del sistema di proibizioni, di vincoli e di monopoli adottato e mantenuto in vigore. Un decreto del dicembre del 1823, con cui il vecchio sovrano intendeva riformare la tariffa doganale in vigore, constatava l'avvilimento dei prezzi di tutte le indigene produzioni ed il ristagno delle interne manifatture, e come la grande introduzione delle estere manifatture, anche delle più infime qualità, facea
J) L. SERHISTOJU, Statistica d'Italia, cit., pp. 233-238; G. MITTEIIMAYER, Delle condizioni, cit., pp 69-71. Annuario economico-statistico per Vanna 1853, cit., pp. 269-
272.
2) Cit, in Cn. DE LA VARENNE, L'Italie centrale, cit., pp. 358-359.