Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
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1957
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Domenico Demarco
e che distoglievano gl'industriali dai perfezionamenti tecnici necessari alla produzione dei tessuti a mite prezzo. Il governo aveva colpito con un dazio speciale l'esportazione degli stracci di vecchie stoffe di lana e di vecchie tele di lino e cotone, e ostacolato con un alto dazio l'entrata della carta forestiera, epperò erano sorte nel napoletano alcune cartiere, le quali, con l'andar del tempo, poterono anche usufruire di una buona manodopera; di carta estera era cessata quasi del tutto l'importazione, e qualche tipo di carta quivi prodotta era esportato in alcuni paesi di Europa, in Egitto, in Brasile. l* Pure l'industria del ferro aveva ripreso vigore, dopo la crisi che l'aveva colpita, alla dimane della Restaurazione. Ferriere erano state create a Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli, e altre minori in altre provincie. Taluna di esse occupava centinaia di operai, ed eseguiva lavori atti a soddisfare i bisogni militari e quelli della vita civile del paese.
Benché i progressi della Sicilia fossero più lenti, anche nell'isola si era affermata qualche industria: a Palermo, a Messina, a Trapani erano sorte filande e fabbriche di tessuti; una filanda di Trapani era mossa dal vapore; Catania contava 4.000 telai; le concerie di Palermo e Messina davano eccellenti prodotti; considerevole l'industria peschereccia alla quale era rivolta l'attività di parecchie migliaia di persone. Ma l'industria principale dell'isola era quella dello zolfo, minerale ricercato ed esportato in Francia, Gran Bretagna, Austria, Belgio, Olanda, Stati Uniti d'America, la cui produzione era progressivamente aumentata da 676.000 q nel 1834, a 864.000 q nel 1836, ad un milione di quintali nel 1838, finché non sopraggiunse la crisi che arrestò l'esportazione, e quindi le complicazioni determinate dalla concessione data da Ferdinando II ai capitalisti francesi.3) Ma nell'ultimo decennio, a motivo della malattia delle uve che imperversa in quasi tutti i paesi viticoli di Europa,4) la produzione balza a due milioni
1) Ibidem, pp. 95-96.
2) Ibidem, pp. 100-101; v. anche M. PETROCCHI, Le industrie del Regno di Napoli dal 1850 al 1860, Napoli, 1855, cap. I.
3) D. DEMARCO, Le classi sociali nell'eia del Risorgimento, cit., p. 91 e segg.
4) L. TORELLI, DeWaovmire, cit., voi. II, p. 220.