Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <218>
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Domenico Demarco
e che distoglievano gl'industriali dai perfezionamenti tecnici necessari alla produzione dei tessuti a mite prezzo. Il governo aveva colpito con un dazio speciale l'esportazione degli stracci di vecchie stoffe di lana e di vecchie tele di lino e cotone, e ostacolato con un alto dazio l'entrata della carta forestiera, epperò erano sorte nel napoletano alcune cartiere, le quali, con l'andar del tempo, poterono anche usufruire di una buona manodopera; di carta estera era cessata quasi del tutto l'importazione, e qualche tipo di carta quivi prodotta era esportato in alcuni paesi di Europa, in Egitto, in Bra­sile. l* Pure l'industria del ferro aveva ripreso vigore, dopo la crisi che l'aveva colpita, alla dimane della Restaurazione. Ferriere erano state create a Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli, e altre minori in altre provincie. Taluna di esse occu­pava centinaia di operai, ed eseguiva lavori atti a soddisfare i bisogni militari e quelli della vita civile del paese.
Benché i progressi della Sicilia fossero più lenti, anche nell'isola si era affermata qualche industria: a Palermo, a Messina, a Trapani erano sorte filande e fabbriche di tessuti; una filanda di Trapani era mossa dal vapore; Catania contava 4.000 telai; le concerie di Palermo e Messina davano eccellenti prodotti; considerevole l'industria peschereccia alla quale era rivolta l'attività di parecchie migliaia di persone. Ma l'in­dustria principale dell'isola era quella dello zolfo, minerale ricercato ed esportato in Francia, Gran Bretagna, Austria, Belgio, Olanda, Stati Uniti d'America, la cui produzione era progressivamente aumentata da 676.000 q nel 1834, a 864.000 q nel 1836, ad un milione di quintali nel 1838, finché non so­praggiunse la crisi che arrestò l'esportazione, e quindi le com­plicazioni determinate dalla concessione data da Ferdinan­do II ai capitalisti francesi.3) Ma nell'ultimo decennio, a mo­tivo della malattia delle uve che imperversa in quasi tutti i paesi viticoli di Europa,4) la produzione balza a due milioni
1) Ibidem, pp. 95-96.
2) Ibidem, pp. 100-101; v. anche M. PETROCCHI, Le industrie del Regno di Napoli dal 1850 al 1860, Napoli, 1855, cap. I.
3) D. DEMARCO, Le classi sociali nell'eia del Risorgimento, cit., p. 91 e segg.
4) L. TORELLI, DeWaovmire, cit., voi. II, p. 220.