Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
anno
<
1957
>
pagina
<
230
>
230
Domenico Demarco
dei laghi .J) Alle strade ordinarie bisognava aggiungere le vie di navigazione interna, per le quali la Lombardia aveva il primato già da alcuni secoli: 1.200 km, percorse in parte da vaporiere, 56 metri per ogni kmq, un paese che si awicinafva] per questo aspetto all'Olanda. La via del Sempione, che era stata aperta nel 1805, fu di modello a quelle che si aprirono dopo la Restaurazione: la via dello Spinga, dello Stelvio, del Gottardo.3) Il territorio dello Stato pontificio era diviso in due parti dall'Appennino; qui mancavano buone eomunica-zioni tra città e città e malsicure erano le poche strade che esistevano. Le Legazioni, le Marche, l'Umbria, pure avendo una rete stradale propria, erano mal congiunte tra loro e separate da Roma; il governo aggravava le difficoltà di scambio di corrispondenza con le misure poliziesche. Per mantenere vive le relazioni tra le varie città, il governo pontificio, come quello napoletano, era largo, invece, nelle concessioni di fiere e di mercati; celebre, tra le fiere, quella di Senigallia.
Nel Regno di Napoli, per dar lustro ed importanza alla capitale, dove risiedeva la corte, il governo e la parte più eletta e doviziosa della popolazione, si era cercato di dotarla e di circondarla di spaziose e comode strade. Ma dopo qualche chilometro dalla provincia di Napoli, cominciavano le difficoltà di comunicazioni. Esistevano soltanto quattro strade regie: dal Tronto a Napoli, per gli Abruzzi; da Terracina a Napoli; da Napoli a Lecce, per Bari e Brindisi; da Napoli a Reggio Calabria; quella degli Abruzzi mancava di ponti, sicché da Pescara in poi si guadavano i fiumi; le strade provinciali erano piuttosto tracciate che compiute. Era senza strade il littorale ionico da Taranto alle Calabrie, nella Basilicata erano impossibili le comunicazioni.
Si viaggiano cosi si esprimerà la Relazione della Commissione d'inchiesta sul Brigantaggio le dieci e quindici e venti miglia per scoscesi sentieri, per pericolose dirupi senza incontrare un villaggio. Rimangono quindi precluse a quegli abitanti le vie del commercio, impossibili le comunicazioni, tolti i contatti benefici della civiltà... Il lungo spazio che divide gli Abruzzi
*) C. CATTANEO, Introduzione alle Notìzie, eit., p. 274.
2) Ibidem, p. 273.
3) Ibidem, p. 274.