Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <233>
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V economia degli Stati italiani prima del l'uni là 233
costruzione di una trìplice linea, la quale, partendo da Ales­sandria, si dirigesse su Genova, su Torino e sul Lago Maggio­re: inoltre era in esame la possibilità di un'altra strada ferrata da Torino a Chambéry, attraverso le più alte montagne d'Eu­ropa. Ma la prima linea costruita fu quella di 8 km tra Torino e Moncalieri, posta in esercizio nel settembre del 1848. A quella seguirono molte altre, e, in breve, tutto lo stato fu coperto da una fìtta rete di strade ferrate. n Alla fine del 1858, ne erano state costruite per 781 km, e molte altre erano state autorizzate e iniziate. Solo la Sardegna, prima del 1860, non aveva alcuna strada ferrata; i primi lavori cominceranno nel 1861.2) In Toscana, le costruzioni ferroviarie avevano avuto maggiore fortuna, ed erano proseguite metodicamente dopo l'inaugurazione del primo tronco LivornoPisa. Nel 1848, era già ultimata la linea Livorno-Firenze ed era prossima a compimento la PisaFirenze, per Lucca e Pistoia. Un decen­nio dopo, la Toscana annoverava 258 km di strade ferrate aperte all'esercizio, ed era in corso di esecuzione quella che da Firenze, per Arezzo, raggiungeva il confine romano. Tut­tavia, notava un contemporaneo, questa rete non ha pro­dotto que' resultati che si attendevano, perchè suo difetto capitale è quello di essere una rete isolata: essa è esclusi­vamente rete toscana, laddove dovrebbe essere una parte della rete italiana; ed allora al suo movimento locale si ag­giungerebbe quello d'un vivo commercio di transito; essa avrebbe quei risultati infallibili, che giornalmente vediamo verificarsi in misura sempre crescente nel Belgio, in Germania, in Austria, ed in tutti i paesi che possono rannodare le loro strade coi vicini, con reciproco vantaggio .3) Nello Stato pontifìcio, fin dal 1847. la introduzione delle ferrovie era
}) Il governo sardo aveva decretato la garanzia di un minimo di reudita di 25.000 franchi per km a favore della società che volesse intraprenderò la linea del litorale tirrenico, al fine di collegarsi con la Toscana (L. TOHBIOT, DeWawenìre
cit., voi. II, p. 209).
2) Ibidem, p. 210. V. anche M. EINAUDI, Le prime ferrovie piemontesi ed il conte di Cavour, in Riputa di storia economica, marzo 1938, p. 1 e segg.; 6. BINELLO, Le ferrovie piemontesi del Risorgimento, Torino, 1940, p. 71 e segg.; F. ARESE, Cavour e le strade ferrato (1839-1850), Milano, 19S2, p. 30 e segg.
S) L. TOREELI, Dell'avvenire, cit., voi. H, p. 212,