Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <240>
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Domenico Demarco
di scudi.!) Intorno al 1840, le entrate del bilancio dello Stato pontificio si aggiravano sui 9.300.000 scudi lordi (7.080.000 scudi netti), le spese sui 9.934.000, il disavanzo ascendeva a 2.854.000 scudi. Tra le spese figuravano gl'interessi del debito pubblico, per un importo di 2.680.000 scudi, pari al 38 della entrata netta. Negli anni successivi, i disavanzi aumentarono, e, nel solo secondo semestre del 1849, il deficit saliva a 2.276.078,70 scudi; Fanno dopo il governo ponti­fìcio, preoccupato della gravità della situazione, pensò di attuare una generale riforma tributaria, conio scopo precipuo di aumentare le entrate e ridurre gli sbilanci. Così, nel luglio del 1850, fu accresciuto di un sesto la dativa reale (imposta fondiaria), addossato ai comuni un carico straordinario di un milione di scudi, data loro facoltà di aumentare i tributi esi­stenti, e introdurne dei nuovi; venne aumentato il prezzo del sale; furono sottoposti i comuni ad una tassa straordinaria di 250.000 scudi, elevati i dazi sui generi coloniali. Nell'otto­bre successivo, venne introdotta la tassa di esercizio sulle pro­fessioni, arti, industrie, commercio. Ma l'imposta si rivelò, in pratica, così gravosa che, nel novembre, l'aliquota si dovette ridurre, esentare alcune categorie e limitarsi a colpire una sola volta chi esercitava due o più professioni. L'aumento della dativa reale, fissata per un solo anno, il 1851, fu prorogato negli anni successivi. Tra le entrate più importanti oltre la dativa, c'erano le imposte indirette: il dazio di consumo nelle grandi città, il macinato; le regalie sul sale, il tabacco, la neve, il lotto; i dazi doganali. In un paese, dove il sistema protezionista rasentava le maggiori esagerazioni, e che confinava con cinque dei sette stati. d'Italia, il gettito dei dazi doganali fu sempre falcidiato dal contrabbando, in ogni tempo, cancro della finanza ponti­ficia. Del contrabbando scrive un contemporaneo vi­vevano un po' tutti, e seguitarono a vivere anche dopo i prov­vedimenti presi dal governo pontifìcio, col trattato fra il Papa e il Granduca di Toscana , nel 1850.2) Esso si esercitava non solo alle frontiere, ma anche per via d'acqua. Si calcolava
Ibidem, p. 147.
*) R. DB CESARE, Roma e lo Stato del Papa, cit., p. 45.