Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
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1957
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pagina
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241
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L'economìa degli Stati italiani prima dell'unità 241
che il contrabbando, nel commercio d'importazione, non fosse minore dì nn quinto; in quello di esportazione, di un decimo. Agl'introiti doganali contribuivano meno le province più ricche e popolate che le altre, e con questo veniva confermata l'esistenza del contrabbando, che, secondo il ministro delle finanze, Galli, solo sui generi coloniali raggiungeva la metà dei dazi dovuti. Facilitavano il contrabbando la fiera di Senigallia e resistenza dei porti, franchi di Ancona e Civitavecchia. Dopo le riforme anzidette le finanze migliorarono. Da 10.645.286,19 scudi, nel 1850, le entrate salirono a 14.662.088,37, nel 1858; e le spese da 12.294.438,44, nel 1850, passarono a 14.620.022,11 scudi nel 1858.1} Ma in nessun paese del mondo le finanze erano così male amministrate , informa un contemporaneo.
La percezione, pel suo modo vizioso e per abusi inveterati costa un buon quinto di tutte le entrate... H deficit valutato ad una decina di milioni, viene colmato con prestiti usurai e con la bancarotta dei creditori dello stato. Più di cento milioni di credito gravano sul Tesoro, di cui alcuni rimontano al 1833, che non sono mai stati, liquidati e non lo saranno mai. L'ultima occupazione austriaca delle Legazioni è costata al paese circa quaranta milioni. 2)
Il bilancio napoletano era abbastanza semplice e chiaro. Una grande imposta fondiaria, dazi doganali e di consumo per la città di Napoli, sei privative (tabacchi, sale, neve, polvere da sparo, carte da giuoco, lotto), alcune tasse sugli affari, altre poche entrate varie, comprese quelle provenienti dai servizi pubblici. La Sicilia contribuiva per oltre un settimo alla spesa, partecipando alle spese comuni, in pratica quelle per l'esercito. L'imposta fondiaria rappresentava quasi il terzo dell'intero gettito ed era alquanto elevata, perchè sotto il governo francese essa aveva sostituito ben ventitré imposte che gravavano la proprietà immobiliare. Non esisteva una vera imposta di successione. Le tasse di registro e bollo davano una piccola entrata, perchè quasi tutti i trasferimenti di proprietà e i pagamenti, si eseguivano con fedi di credito del Banco delle Due Sicilie, ed ognuno aveva, come si esprimeva lo Scialoja, il no-
i) Annuario statistico italiano, a. I, 1857-1858, cit., p. 57-2. 2) CH. DB LA. VABENNE, L'Italia centrale, eit.t pp. 353-354.