Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
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1957
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Domenico Demarco
taìo in saccoccia.2) I ministeri più dispendiosi erano quelli delle finanze, per i gravosi interessi sul debito pubblico, e i dicasteri della guerra e della marina. Allorché, nel 1831, Ferdinando II, salendo al trono, volle svelare le condizioni della finanza pubblica, la Tesoreria generale aveva un debito di 4.345.251,40 due; il bilancio (stato discusso) di quell'anno presentava un. disavanzo di 1.128.167 due. Molti provvedimenti erano stati adottati, successivamente, per eliminare il deficit, e lo stato discusso del 1835 era quasi alla pari. Il pareggio si era mantenuto per diversi anni; ma dal 1847, in conseguenza della riduzione o abolizione di alcuni tributi, come le imposte sul sale e sul macinato, delle spese sostenute per sedare le agitazioni popolari e per grossi debiti contratti, il disavanzo era ricomparso, e non abbandonò più i bilanci, sino alla fine del regno.2) Nel settembre del 1860, a cura del Ministero delle finanze, fu pubblicata la situazione del Tesoro, da cui risultava che le entrate erano passate da 21.052.946,83 due*, nel 1848, a 30.389.477,35 nel 1859; e le uscite da 27.779.877,48 due. nel 1848, a 29.517.698,49 nel 1859. Sicché, in dodici anni, vi sarebbe stato un disavanzo di 31.610.400,64 due, cioè circa 2.634.200 due. in media all'anno. Ma in realtà il debito era di gran lunga superiore a quello denunziato. Lo stato delle finanze sarde e napoletane venne messo in luce, com'è noto, dalla polemica sollevatasi tra l'economista Antonio Seialoja, esule a Torino, e un funzionario del ministero delle finanze borboniche, Agostino Maglia ni, entrambi ministri delle finanze del nuovo Regno d'Italia, a proposito di un articolo apparso sur un giornale di Torino, del 16 dicembre 1856.3) Essa dimostrò che se i contribuenti napoletani pagavano, in proporzione, qualcosa di meno dei piemontesi,4) questi godevano delle civili istituzioni esistenti negli Stati sardi
1) A. SCIÀOJÀ, I bilanci, cìt., p. 59.
2) c. CORRENTI e P. MAESTRI, Annuario, a. II, 1864, cit., p. 617.
*) L'opuscolo dello Seialoja recava il titolo: I bilanci del Regno di Napoli e degli Stati sardi, Torino, 1857; v. anclie L. EiNAtnDi, Di una controversia tra Seialoja e Maglioni intorno ai bilanci napoletano e sardo, in Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine economiche, Roma, 1953, p. 218 e segg.
4) La quota individuale risultava pei napoletani di 21 lire a testa, e 26,60 per ì piemontesi (A. SciALOJA, I bilanci, cifc, p. 134).