Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <250>
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Domenico Demarco
milioni, e il reddito netto a 1.435 milioni; su circa 25 milioni di abitanti la quota individuale di ricchezza, in valor capitale, era di 1.420 lire.]) JOB] j n ,1, I
7. Il rivolgimento economico che ha avuto luogo nella penisola ha dato l'abbrivio al sorgere e costituirsi di nuovi ceti. Un tempo la distinzione tra le varie classi sociali in Pie­monte era marcata: la nobiltà teneva alla sua potenza e alle sue prerogative, e non si accomunava facilmente col popolo minuto; ora il sentimento di uguaglianza sociale ha fatto molta strada, rafforzato dai principi democratici delle nuove istitu­zioni, sicché le antiche disparità sociali vanno scomparendo. Anzi, scarsi di numero già prima della rivoluzione, i grandi patrimoni sono diminuiti rispetto al primo decennio del se­colo: su quattro milioni circa di abitanti, non più di 38 fami­glie possiedono un reddito superiore ai 20.000 franchi. *' La formazione di una classe di proprietari terrieri, libera dalla pesantezza dello spirito contadino e da interessi conservatori è lenta. Ma l'incremento dell'industria e del commercio, col rafforzamento della nuova borghesia d'affari, allarga il movi­mento di esigenze di libertà dai vincoli economici e dai gra­vami sociali. Lo stato delle classi inferiori lascia a desiderare. Di fronte ad una spesa giornaliera per il vitto, di almeno li­re 1,20, il salario medio negli opifici si aggirava intorno alle lire 1,35 per gli uomini, 0,50 per le donne, 0,40 pei fanciulli. Gli orari di lavoro sono lunghi, 1214 ore, le abitazioni mal­sane. ** Più tristi le condizioni del proletariato agricolo, nelle grandi come nelle piccole proprietà.4Ì Ma, nel complesso, mi­gliori dei contadini pugliesi, lombardi, romani.
*) CORRENTI e P. MAESTRI, Annuario, a. II, 1864, ci*., pp. 450-452; R. BENJNI, La demografia italiana nell'ultimo cinquantennio, in Cinquantanni dì storia italiana, cit., voi. I, p. 3; per altri dati, posteriormente all'unità, v. L. Ho­mo, Di alcuni indici misuratori del movimento economico in Italia, Roma, 1891, 2a ed., y. 118 e segga 'JfcÉÉSCÈNOSF, UltóÈe économique et sociale (1861-191), Paris, 1913, p. 39; per la discussione sulle modalità di valutazione si v. G. SENSINI, Le variazioni dello stato economico d'Italia nell'ultimo trentennio del XIX secolo, Roma, 1904, p. 281 e segg.
2) G. PRATO, LO metamorfosi, in Nuova Rivista Storica, cit., p. 252.
3) A. GEISSER e . MAGRINI, Contribuzione alla storia e statistica dei salari indu­striali in Italia nella seconda metà del secolo XIX, Torino, 1904, p. 19.
*) G. PRATO, Fatti e dottrine economiche alla vigilia det 18411, ci*,, pp. 335-360.