Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
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1957
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Gino Luzzatlo
razione svagata ed inetta succede a quella ch'era serva e indolente. Il mondo d'intorno procede a passi concitati; le invenzioni, i metodi nuovi, i bisogni della vita sociale sorgono ogni giorno a rigenerare tutti i rami dell'industria; ma l'Italia vede ed ammira; compra se può: non fa, non invidia..* Perchè mai tanto fuoco nell'anima, tanta luce nell'intelletto, e poi tanto languore d'industria?... La ragione di tutto questo è l'incertezza, la mancanza di speranza nell'avvenire. Ed è pur d'uopo che manchi se lo Stato medesimo non ne ha, costretto a riproporre ogni giorno il problema della sua esistenza, ad alimentarsi d'imprestiti, a lasciarsi divorare dalle grandi usure.
La diagnosi, tanto pessimista e scoraggiata, risponde purtroppo alla realtà. Per ciò che riguarda le cause di quella disgraziata situazione, il Ferrara colpisce, almeno in parte, nel segno, quando attribuisce la colpa della mancanza di ogni iniziativa privata al disavanzo delle finanze statali che abbatte le forze economiche della nazione. La sua condanna è invece troppo severa quando egli vede soltanto una colpa di uomini, un difetto di una intera generazione quella stessa che ha fatto l'Italia in una situazione di fatto che è una dura fatalità, a cui dovettero piegarsi anche i due maggiori economisti italiani del tempo, Antonio Scialoja e lo stesso Ferrara, quando ebbero la disgrazia di dover assumere il ministero delle Finanze.
La causa prima dell'inferiorità in cui si trova l'Italia nel primo decennio del Regno si deve soprattutto vedere nel fatto ch'essa aveva raggiunto rapidamente l'unità in un momento in cui i maggiori Stati dell'Europa occidentale e accanto ad essi alcuni Stati minori, come il Belgio e la Svizzera, avevano compiuto progressi giganteschi sulla via della grande industria e della grande accumulazione capitalistica: progressi tali di fronte ai quali essa, non per insufficienza di governi, né dell'iniziativa privata, ma per la situazione stessa in cui vivevano le singole regioni, chiamate quasi inaspettatamente a riunirsi in un unico Stato, si trovava nell'assoluta impossibilità di tenere il passo.
I progressi, ancora modesti, ma promettenti che alcune regioni non solo del nord, ma anche del mezzogiorno, avevano