Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <262>
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Gino Luzzatto
mico della seconda metà dell'Ottocento e degli inizi del nostro secolo* Si comprese che la misura delle spese da affrontare per imprese di così grande mole sorpassava di gran lunga la potenzialità delle grandi ricchezze private disposte ad auron­tare gli altissimi rischi. Si riconobbe perciò la necessità di arri­vare ai salvadenari dei medi e piccoli risparmiatori. Si inizia appunto in quell'epoca il lento, ma continuo tramonto dei grandi banchieri privati, di quelli che in Francia costituivano la cosidetta alta finanza, che esercitavano il credito coi mezzi pro­pri e con quelli di una clientela ristretta e fedele di parenti ed amici, e la loro progressiva sostituzione con le società per azioni, che per le operazioni abituali di banca fanno assegna­mento sui depositi, mentre per il credito, necessariamente a lunga scadenza, alla produzione contano, o dovrebbero con­tare esclusivamente sul capitale azionario e sulle obbligazioni a reddito fisso.
L'esempio partito dall'Inghilterra, dove la creazione delle grandi banche di deposito, in forma di società per azioni, ri­sale al 1834, trova il suo completo sviluppo in Francia nel periodo del Secondo Impero. Col favore del grande flusso d'oro che la scoperta delle ricche miniere della California e dell'Au­stralia orientale riversò sui mercati europei, determinando per 25 anni un rialzo generale e quasi continuo dei prezzi, i risparmi che un lungo periodo di pace avevano accumulato, soprattutto presso i numerosissimi proprietari terrieri, e che finora erano rimasti quasi completamente infruttuosi, furono mobilitati in misura tale che la Francia potè essere salutata come il ban­chiere dell'universo . I capitali che, fino al 1848, erano sem­brati appena sufficienti ai bisogni interni, ancora molto mo­desti, si moltiplicarono, dopo il 1852, in misura tale, che non solo poterono provvedere alle costruzioni ferroviarie molti­plicatesi con ritmo febbrile, al rinnovamento della marina mer­cantile, dei bacini e di tutti gli altri impianti portuali, ad una intensissima attività edilizia in tutti i maggiori centri urbani della Francia, ma diventarono uno strumento poderoso della espansione francese nel mondo. In un solo anno, nel 1868, quattordici Stati diversi si rivolsero al mercato parigino per collocarvi 2127 milioni di franchi di titoli del loro debito pub-