Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <263>
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L'economia italiana nel primo decennio datfunìtà 263
blico. Ma nello stesso tempo grandi capitalisti e tecnici fran­cesi avevano avuto una parte predominante nella costruzione, e spesso anche nell'esercizio delle ferrovie dell'Austria, del Lombardo-Veneto, del Piemonte, dello Stato romano. Final­mente la più grande delle imprese internazionali di quell'epoca, il taglio del Canale di Suez, fu compiuta per larghissima parte, con capitale francese.
Se in Francia sono soprattutto le grandi opere pubbliche e le operazioni finanziarie all'interno ed all'estero che provo­cano la mobilitazione dei risparmi e la moltiplicazione dei ca­pitali, in Gran Bretagna invece questi, in particolare dopo il trionfo del libero scambio, trovano il loro impiego preferito nell'imponente incremento della produzione industriale, della navigazione, del commercio internazionale. La produzione del carbone minerale, nel ventennio 185070, sale da 50 a 147 mi­lioni di tonn.; quella della ghisa da 2 a 6 milioni. Le navi a vapore, costruite annualmente nei cantieri dell'Inghilterra e della Scozia, da sole 14.500 tonn. nel 1850, salgono a 225.000 nel 1870.
Le due maggiori industrie tessili inglesi, del cotone e della lana, raddoppiano nello stesso periodo il consumo di materia prima, che raggiunge, nel 1870, i 6 milioni di quintali per la prima ed i 2 milioni per la seconda; mentre il commercio estero della Gran Bretagna sale da 177 a 502 milioni di lire sterline.
2. LE CAUSE DELL'INFERIORITÀ ECONOMICA DELL'ITALIA
NEL 1861
Di fronte a paesi che fanno passi così giganteschi in tutti i campi della vita economica, la nuova Italia possiede una struttura, un attrezzamento e per gran parte una menta­lità che è ancora quella dei secoli precedenti, e lo Stato si trova in una tale situazione di necessità che, tolto un solo campo delle costruzioni ferroviarie esso non solo non può inco­raggiare l'opera, che sarebbe stata urgentissima, di rinnova­mento e di trasformazione, ma è anzi costretto a crearle l'osta­colo più grave.