Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <265>
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Veconomia italiana nel primo decennio deWunità 265
dei maggiori stati italiani. Napoli, che dalla metà del '500 alla fine del *700 aveva più che raddoppiato la sua popolazione, seguita bensì ad essere la più popolata città d'Italia, ma dal 1800 al 1861 rimane del tutto stazionaria. Palermo, che nel 1800 aveva raggiunto i 202.000 ab., non ne conta, nel 1861, che 194.000. Fanno eccezione Milano, salita negli stessi 60 anni da 135.000 a 242.000; Firenze da 81.000 a 143.000; Genova, che, sebbene abbia perduto il ruolo di capitale, sale da 80.000 a 151.000, e soprattutto Torino, la quale continua la rapida asce­sa iniziata alla fine del '500, quando essa non contava che 16.000 ab., saliti nel 1800 a 78.000, per raggiungere nel 1861 i 205.000, indice significativo della rapida ascesa del Piemonte, che dopo un inizio di risveglio negli ultimi anni di regno di Carlo Alberto, era diventato nel decennio cavouriano il cen­tro del movimento nazionale, non solo politico, ma anche eco­nomico.
Alla stazionalità ed all'isolamento della vita cittadina nella maggior parte dei centri urbani d'Italia contribuisce an­che il lento sviluppo delle costruzioni ferroviarie, tanto infe­riore a quello degli Stati più progrediti. E vero che fra il '40 e il '59 si era tentato dovunque, fuorché in Sicilia e in Sardegna, di riguadagnare il tempo perduto: che soprattutto il Piemonte si era coperto di una fitta rete che raggiungeva nel '59 gli 800 km., con quattro linee principali che univano Torino con Genova, con Susa ed il confine francese, col confine svizzero sul Lago Maggiore, con la Lombardia al ponte sul Ticino; che in Lombardia si era finalmente ultimata la linea MilanoVe­nezia. È vero che si era progettato e in parte iniziato l'allaccia­mento delle linee austriache del LombardoVeneto con quelle in costruzione nei Ducati e nelle Legazioni, e di queste con la rete toscana; è vero che anche nello Stato pontificio si erano finalmente progettate e date in concessione alcune linee im­portanti. Ma allo scoppio della guerra del '59 quel vasto pro­gramma era stato attuato soltanto in minima parte: il Veneto restava ancora staccato dall'Emilia e dall'Italia centrale; la rete toscana estesa sul Tirreno da Pisa soltanto fino a Massa ed a Cecina, e al centro da Pistoia fino ad Arezzo, rimaneva ancora completamente isolata dalle ferrovie dell'Alta Italia.