Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <266>
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Gino Luzzatto
II viaggiatore che dal Piemonte o dalla Lombardia vo­lesse recarsi a Firenze doveva fare per via di mare il percorso Genova-Livorno, oppure servirsi dell'antica diligenza da Bo­logna a Pistoia.
Se poi voleva spingersi più a sud di Arezzo o di Cecina in località per coi non fossero utilizzabili i trasporti marittimi, egli non poteva fruire di mezzi più. comodi di quelli di un se­colo prima.
3. LE DIFFICOLTÀ FINANZIARIE DEL NUOVO REGNO
A determinare un ostacolo anche maggiore alla possibilità di porre il progresso economico dell'Italia al livello degli Stati, che si trovano all'avanguardia, concorrono le difficoltà finan­ziarie che il nuovo Regno deve affrontare ed i mezzi a cui deve ricorrere per superarle.
Secondo calcoli non molto discordanti di varie fonti le en­trate dei vari Stati riuniti a formar parte del Regno avrebbero raggiunto, nel 1859, un totale oscillante fra i 433 ed i 550 mi­lioni di lire, mentre le spese sarebbero salite a più di 624 mi­lioni, ed il debito pubblico a 2.446, di cui 1.483 per il Regno di Sardegna e 707 per il Regno di Napoli e Sicilia.
Dopo la proclamazione del Regno le entrate invece di aumentare tendono a diminuire per la riduzione delle tariffe doganali e per la soppressione delle dogane interne, mentre le spese non possono che aumentare, se il nuovo Stato vuol far fronte, anche nella minima misura possibile, agli obblighi che gli incombono.
Il disavanzo cresce di anno in anno con un ritmo preoc­cupante: da 185 milioni nel 1859 esso sale a 410 nel '60, a 468 nel '61; subisce una lieve diminuzione nel 1862, in cui scen­de a 446 milioni, e un po' maggiore nel 1863 (382 milioni), nel '64 (367), nel '65 (271); ma fa un nuovo e pauroso balzo nel 1866, quando, di fronte ad un'entrata effettiva di appe­na 617 milioni, le spese salgono a 1338, con un disavanzo di 721 milioni.