Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
anno
<
1957
>
pagina
<
267
>
L'economia italiana nel primo decennio dell'unità 267
In soli cinque anni, dal 1861, si accumularono cosi 2.187 milioni di disavanzo, di fronte ad un totale di soli 2.842 milioni di entrate effettive.
Il reddito di quella che era allora la principale imposta diretta, l'imposta statale sui terreni e fabbricati, non potè essere aumentato che da 115 a 132 milioni; e tuttavia anche questo lievissimo aumento, non molto aggravato dalla sovrimposta comunale e provinciale, che era ancora assai tenue, fu sufficiente per provocare querele senza fine, che non si possono attribuire soltanto alla renitenza dei contribuenti, ma trovano una dolorosa conferma nel grande numero di esecuzioni forzate, che danno la prova più convincente della situazione critica in cui si trovava in quegli anni una larga parte dei proprietari terrieri.
Data Tinipossibilità non solo di aumentare immediatamente le entrate, ma anche di prevederne un prossimo aumento, che permettesse di valersi dei soliti espedienti di tesoreria, si dovette cedere alla necessità e provvedere a coprire i disavanzi ricorrenti con l'aumento del debito irredimibile. In soli quattro anni il debito pubblico, che nel 1861 era di 2.449 milioni, fu aumentato di altri 2.660 milioni, dei quali quel che che è più grave non entrarono effettivamente nelle casse dello Stato che poco più di 1.800, essendosi dovuto in media concedere ai sottoscrittori un premio del 30 sul prezzo nominale di emissione, in modo che gli interessi, in luogo del nominale 5 , salirono effettivamente al 7 e in qualche caso anche all'8 .
4. SCARSISSIMO SVILUPPO DEL RISPARMIO
Il disavanzo cronico, il larghissimo ricorso al credito e gli altissimi interessi che per questo si dovevano pagare, erano un male tanto più grave in un paese in cui la formazione del risparmio era ancora estremamente lenta e le disponibilità di capitali per investimenti, che valessero ad aumentare la produzione agricola ed industriale, erano ancora molto scarse.