Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <271>
immagine non disponibile

Veconomia italiana iwì primo decennio deWunità 271
di trasformare il problema finanziario in un problema poli­tico, di far coincidere la minaccia della bancarotta con una minaccia all'esistenza stessa dello Stato italiano.
Un modesto osservatore inglese, che scrive nel 1864 un libro sull'Italia, d'intonazione in generale assai benevola,lì in un momento in cui almeno ufficialmente nessuno pensava alla necessità del corso forzoso ed il credito ci era concesso ancora con grande larghezza, esce in queste parole sconfor­tanti: Dal punto di vista finanziario è improbabile che si possa proseguire sulla stessa via senza arrivare alla bancarotta. Il deficit annuale delle entrate è di 300 milioni di franchi; né si può aspettarsi che questo deficit sia sanato dalla vendita delle ferrovie, dei demani regi o dalla confisca delle proprietà ecclesiastiche, né dallo sviluppo generale delle risorse nazionali e dall'aumento delle imposte. Perciò è evidente che la battaglia sarà di breve durata: o l'Italia riesce a guadagnare il suo punto, a completarsi, organizzarsi, collocarsi su solide basi, come un paese grande e Ubero, oppure in brevissimo tempo le sue armi saranno rese impotenti, la sua forza cadrà e sopravverrà ine­vitabilmente ima situazione peggiore di quella da cui essa è appena uscita.
Se gli investimenti di capitali stranieri hanno dato sino alla fine del 1865 la preferenza agli acquisti di titoli del debito pubblico, che assicuravano un interesse garantito del 7 , essi furono anche numerosi e importanti nell'organizza­zione e nell'esercizio di servizi pubblici, fra cui, in primissima linea, le ferrovie e nell'impianto di nuove industrie.
Già qualche decennio prima dell'unità, il capitale stra­niero, specialmente francese e belga, aveva incominciato ad interessarsi della costruzione ed esercizio di acquedotti e della produzione e distribuzione del gas illuminante.
Nello stesso tempo capitali tedeschi e svizzeri parteci­parono, sebbene in misura modesta, all'impianto di filature e di qualche tessitura meccanica del cotone in Lombardia e nel Napoletano, mentre capitali inglesi s'interessavano ad
1) F- C. COTTE, Itàlica brief Notes on Politi, People and Place, 2* ed,, London, 1864.