Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
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1957
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Gino Luzzatto
La maggior parte di queste società fu costituita con capitali stranieri col solo e non cospicuo concorso in qualche caso di alcuni capitalisti italiani .
Il primo posto spetta alla Società austriaca delle ferrovie meridionali (Siidbahrì), che, nonostante il suo nome e la sede a Vienna, era in realtà costituita, in grande prevalenza, da capitalisti francesi, facenti capo alla casa Rotschild di Parigi. i Ji ** 1 y' <m j
Quando nel 1860, in applicazione del Trattato di Zurigo, si stipularono gli accordi per la ereazione di una amministrazione della rete italiana, separata daU'aniniinistrazione della rete austriaca, si fissò bensì il domicilio legale della nuova Società delle ferrovie lombarde e dell'Italia centrale a Torino, si nominò direttore generale il Paleocapa, ma si stabilì che le assemblee degli azionisti dovessero tenersi a Parigi.
A grande distanza dalla Siidbahn, le maggiori fra le altre Società straniere concessionarie della costruzione e dell'esercizio di ferrovie italiane, furono la Società Vittorio Emanuele e la Società delle strade ferrate romane. Costituita completamente con capitale francese, la Società Vittorio Emanuele ottenne nel 1857 la concessione delle linee della Savoia a cui, poco dopo, furono aggiunte la SusaTorino e la TorinoNovara-Ticino, con l'impegno da parte della Compagnia di concorrere nella spesa del tronco SusaModane, che avrebbe dovuto congiungere le due parti delle sue reti, staccate dalle Alpi, attraverso la galleria del Frejus. Dopo la cessione della Savoia, la Società restituiva allo Stato italiano i due tronchi ferroviari ch'essa esercitava al di qua delle Alpi, e otteneva invece, conservando lo stesso nome, la concessione delle ferrovie Calabro-si cule, di cui appunto allora si era decisa la costruzione.
La Società delle strade ferrate romane, sorta anch'essa con capitali prevalentemente francesi, ma col concorso di alcuni capitalisti spagnuoli residenti a Parigi e di qualche elemento italiano, ottenne nel 1861 dal Governo del nuovo Regno la concessione di quasi tutte le linee già progettate dal Governo pontificio, entro i territori che nel '59 e '60 gli erano stati tolti.