Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <274>
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Gino Luzzatto
La maggior parte di queste società fu costituita con ca­pitali stranieri col solo e non cospicuo concorso in qualche caso di alcuni capitalisti italiani .
Il primo posto spetta alla Società austriaca delle ferro­vie meridionali (Siidbahrì), che, nonostante il suo nome e la sede a Vienna, era in realtà costituita, in grande prevalenza, da capitalisti francesi, facenti capo alla casa Rotschild di Parigi. i Ji ** 1 y' <m j
Quando nel 1860, in applicazione del Trattato di Zurigo, si stipularono gli accordi per la ereazione di una ammini­strazione della rete italiana, separata daU'aniniinistrazione della rete austriaca, si fissò bensì il domicilio legale della nuova Società delle ferrovie lombarde e dell'Italia centrale a Torino, si nominò direttore generale il Paleocapa, ma si stabilì che le assemblee degli azionisti dovessero tenersi a Parigi.
A grande distanza dalla Siidbahn, le maggiori fra le altre Società straniere concessionarie della costruzione e dell'eser­cizio di ferrovie italiane, furono la Società Vittorio Emanuele e la Società delle strade ferrate romane. Costituita comple­tamente con capitale francese, la Società Vittorio Emanuele ottenne nel 1857 la concessione delle linee della Savoia a cui, poco dopo, furono aggiunte la SusaTorino e la TorinoNovara-Ticino, con l'impegno da parte della Compagnia di concorrere nella spesa del tronco SusaModane, che avrebbe dovuto con­giungere le due parti delle sue reti, staccate dalle Alpi, attra­verso la galleria del Frejus. Dopo la cessione della Savoia, la Società restituiva allo Stato italiano i due tronchi ferroviari ch'essa esercitava al di qua delle Alpi, e otteneva invece, con­servando lo stesso nome, la concessione delle ferrovie Calabro-si cule, di cui appunto allora si era decisa la costruzione.
La Società delle strade ferrate romane, sorta anch'essa con capitali prevalentemente francesi, ma col concorso di alcuni capitalisti spagnuoli residenti a Parigi e di qualche ele­mento italiano, ottenne nel 1861 dal Governo del nuovo Regno la concessione di quasi tutte le linee già progettate dal Governo pontificio, entro i territori che nel '59 e '60 gli erano stati tolti.