Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <275>
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L'economia italiana nel primo decennio dell'unità 275
Accanto a queste e ad altre minori società straniere, il solo grande organismo, italiano di nome e in parte anche di fatto, è la Società italiana per le strade ferrate meridionali, costituita nel 1862. Le vicende tanto discusse e criticate che portarono alla concessione a questa Società delle linee proget­tate dal governo borbonico alla vigilia della sua caduta, sono troppo note perchè sia il caso di insistervi. È risaputo che una prima convenzione, stipulata col francese ing. Talabot e san­cita con legge 21 luglio 1861, fu poi annullata, perchè il Ta­labot non riuscì a trovare i capitali necessari.
Riuscite vane le trattative iniziate dal Ministero con vari capitalisti italiani, si dovette ricorrere alla Casa Rotschild di Parigi, con la quale, associata al Talabot, si stipulò, il 15 giu­gno 1862, una convenzione, che fu presentata al Parlamento nel giorno successivo. La proposta ministeriale incontrò negli unici della Camera una forte opposizione, di cui fu anìrna Pon. Susani, con l'argomento principale che la concessione di tutte le ferrovie a sud di Ancona alla stessa società straniera, che aveva già in mano tutte le linee della Lombardia, dell'Italia centrale e sotto altro nome quelle del Veneto e dell'Au­stria meridionale, costituiva politicamente ed economica­mente un gravissimo errore. Era stato appunto il Susani che, dopo un viaggio a Parigi per trovar concorrenti ai Rotschild, aveva suggerito al Bastogi di farsi promotore di una Società italiana.
La Commissione, eletta dagli unici, aveva appena iniziato la discussione sul progetto ministeriale, quando le fu presen­tata una lettera del Bastogi, il quale chiedeva al Ministero la concessione della costruzione e dell'esercizio delle stesse linee alle stesse condizioni concordate con la Casa Rotschild, impe­gnandosi a cedere la concessione stessa ad una società in via di costituzione con un capitale di 100 milioni di lire raccolto esclusivamente da banche, finanzieri e commercianti italiani.
L'elenco infatti dei sottoscrittori metteva in evidenza che il capitale era stato raccolto esclusivamente da banche e banchieri di Torino, Milano, Livorno, Genova e, in misura quasi insignificante, di qualche altra città dell'Italia Setten­trionale.