Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
anno
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1957
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pagina
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281
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Veconomia italiana nel primo decennio dell'unità 281
straniero, espose nella sua risposta ai quesiti della Commissione d'inchiesta sul corso forzoso.
Dopo aver accennato al larghissimo ricorso al credito estero, durato fino al principio del 1865, il Bai duino scrive che la fiducia del mercato straniero, mantenuta molto alta nei primi tre anni del Regno, scossa gravemente sul finire del 1864, andò poi languendo nel 1865, in difetto di radicali rimedi, che tendessero ad eliminare i disavanzi del bilancio italiano (ed anche si deve aggiungere in conseguenza della grave crisi che aveva colpito il mercato finanziario parigino), e quando all'estero si cominciò a sospettare di una grande guerra, in cui l'Italia doveva prendere parte principale.
Quindi un diluvio di titoli nostri che dal mercato estero ritornavano al mercato italiano, offrendosi a prezzi sempre più vili. E siccome si trattava di una massa di valori misurata a miliardi, non occorre spiegare quale diminuzione di capitale ciò importasse, e quale conseguenze ciò avesse sulla circolazione metallica e sui cambi con la ruga del numerario all'afflusso dei titoli. Proseguendo la crisi, si rovesciarono sull'Italia, oltre i titoli pubblici e privati, anche gli effetti cambiari sulle nostre piazze e posseduti da capitalisti esteri.
Tanto all'interno, quanto all'estero, ma all'estero soprattutto, non tardò molto a sorgere l'idea che i bisogni giunti all'estremo e la mancanza di altri mezzi potrebbero spingere il governo con inesorabile violenza al corso forzoso dei biglietti di banca. Essa certo serpeggiava e si diffondeva sul mercato molto prima che i reggitori della pubblica cosa se ne dovessero occupare: esprimeva pertanto le strettezze e i pericoli di una crisi, che dapprima fu finanziariapolitica, poi monetaria... Com'è da immaginarsi, l'ipotesi del corso forzoso commosse, fra i primi, i depositanti di denaro in conto corrente presso gli stabilimenti di credito, inducendoli a ritirare il loro capitale per convertirlo in metallo coniato. L'oro divenne allora l'unica merce ricercata, l'unico mezzo d'impiego, l'unico oggetto di speculazione.
I depositanti, che assalivano a gara le casse degli stabilimenti per avere marenghi, diedero il principale allarme; e questo che era prima effetto di timor panico, divenne a sua volta una nuova causa di crisi più. intensa.