Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
anno
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1957
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pagina
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283
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L'economia italiana nel primo decennio dell'unità 283
e soprattutto della sostituzione della circolazione fiduciaria alla circolazione metallica fin allora dominante. La circolazione fiduciaria, che non era entrata affatto e stentò ad entrare anche dopo il 1866 nelle abitudini delle popolazioni, avrebbe rappresentato ancora nel 1865 appena la quarta parte della valuta metallica esistente presso i privati Perciò l'introduzione del corso forzoso, se fu da un lato il mezzo per provvedere ad un urgente bisogno della finanza pubblica, che non poteva più fare alcun assegnamento sul credito estero, fu soprattutto lo strumento con cui si indusse la popolazione italiana ad adattarsi alla circolazione fiduciaria, che si fece entrare a poco a poco nelle abitudini anche dei più riluttanti*
Nella situazione in cui si trovava in quegli anni la nostra bilancia dei pagamenti una rapida espansione della circolazione cartacea, che si accoppiasse con la libera convertibilità dei biglietti, sarebbe stata una pura e semplice utopia.
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Fra le conseguenze economiche dell'introduzione del corso forzoso si è sentito per lungo tempo vantare da alcuni ceti industriali e commerciali, interessati soprattutto all'espor- . tazione, e fra essi in primissima linea dai produttori e commercianti di seta greggia, l'incoraggiamento ch'essa ha dato con l'inasprirsi del cambio coi paesi a valuta pregiata (salito presto con la Francia a 115) all'esportazione, mentre dal lato opposto poneva un freno alle importazioni.
Effettivamente nei cinque anni che seguono l'introduzione del corso forzoso vi è stato un miglioramento sensibile nella nostra bilancia commerciale, il cui deficit, dopo aver toccato i massimi di 411 e 407 milioni rispettivamente nel 1864 e '65, scende a 252 nel 1866, e si mantiene intorno ai 140 nei tre anni successivi con un minimo di 110 nel 1868. Ed effettivamente il miglioramento non è dovuto cbe in misura modestissima ad una diminuzione delle importazioni mantenutesi intorno ai 900 milioni, mentre le esportazioni salgono da un minimo di 558 milioni nel 1865 ad un massimo di 792 nel 1869. In realtà, com'è ben noto per le ripetute esperienze dell'ultimo