Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
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1957
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287
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V economia italiana noi primo decennio del Vini ita 287
Ma in realtà le condizioni della finanza, del risparmio, della circolazione monetaria non solo sono molto più note, ma esercitano un'azione decisiva, purtroppo in senso negativo, su tutte le attività economiche della nazione, determinando quella stazionarietà, che sollevò tanti lamenti negli osservatori più esperti ed appassionati, e che forse si tradusse in una vera decadenza, non solo in rapporto ai rapidi progressi di altre nazioni, ma anche in senso assoluto.
Questo senso di stazionarietà e talvolta di decadenza colpisce soprattutto chi guardi le condizioni dell'agricoltura, di cui viveva allora, direttamente o indirettamente, la maggioranza della popolazione.
Con tutte le riserve, a cui abbiamo or ora accennato, sulle statistiche della produzione agraria, in particolare per tutto il periodo anteriore al 1907, quando per la prima volta fu. istituito per quello scopo un apposito servizio presso il Ministero di agricoltura, non si può non restare impressionati dalla quasi costante uniformità della produzione dei cereali, che prima del 1870 si aggirava intorno ai 35 milioni di HL per il frumento, ai 3 milioni per la segala, ai 7,5 milioni per l'orzo e l'avena; ad un totale cioè di 54,5 milioni di HI. di fronte ai 222,5 HI. già raggiunti dalla Francia. La produzione italiana sarebbe stata superiore soltanto per il mais, per il quale essa raggiungeva i 16 milioni di HI., e la Francia soltanto 10 milioni.
Per il consumo di frumento, che era ancora estremamente modesto e trovava un surrogato nella farina di grano turco e di castagne, l'Italia era già allora costretta ad importare dai 5 ai 6 milioni di HI. l'anno.
Se queste cifre, da cui risulterebbe che la produzione di frumento raggiungeva appena, in tutta Italia, una media di 7 HI. (meno di 6 quintali) per Ha., in confronto della media di circa 15 quintali per Ha. raggiunta ai giorni nostri, se queste cifre, non sono certo tali da indurre ad un giudizio favorevole sulle condizioni della nostra produzione agricola più diffusa e necessaria e se da esse risulta evidente la totale assenza di qualsiasi progresso, vi sono tuttavia, qua e là altri rami della produzione agricola che mostrano segni più incoraggianti di una certa ripresa.