Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <290>
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Gino Luzzatto
pie alienate dopo il 1864 e quelle dei demani e dei feudi, la cui ripartizione, iniziata dopo il 1806, era proceduta con molta lentezza, in modo che al momento dell'unificazione una gran parte restava ancora da assegnare in forma definitiva.
Per gli anni, che ora ci interessano (dal 1867 al 1870), possediamo le cifre complessive riferite dal Sachs sulla fede dei documenti ufficiali, indubbiamente attendibili, ma limi­tate ai soli beni ecclesiastici.
Anno
1867
1868
1869
1870 TOTALI per
il
quadriennio
Numero dei lotti
7.078
25.888
9.717
8.149
50.832
Fnuo d'asta (io milioni di ite)
41,7
122,2
40,8
39,9
244,6
Preuo di aggiudicazione
57,3
162,5
51,4
40,5
311; 7
Sulla differenza fra il prezzo di aggiudicazione e il prezzo d'asta (in tutto 67,1 milioni) il 20 spettava per contratto alla Società appaltatrice: perciò lo Stato dovette riscuotere nel quadriennio 294 milioni.
Dei 50.832 lotti alienali nel quadriennio più dei due terzi spettano alle provincie del mezzogiorno continentale e delle isole, ed i compratori della massima parte di essi si trovano non fra la ricca nobiltà feudale, né fra i contadini più poveri, ma fra i grandi e medi proprietari, nelle mani dei quali ricad­dero presto anche le poche migliaia di lotti venduti a piccoli coltivatori diretti, in modo che il risultato finale fu la costi­tuzione, accanto alla vecchia nobiltà, di una potente borghe­sia terriera, la quale tuttavia non portò nella gestione dei nuo­vi acquisti criteri più moderni e razionali, né quello spirito di iniziativa che sembrerebbe, almeno a quell'epoca, essere un necessario attributo della cosidetta borghesia. Dopo le spese sostenute per l'acquisto questa borghesia rurale non volle e, in generale, non potè investire somme anche mode­ste per rendere più redditizia la sua proprietà, ma si limitò ad assicurarsi un aumento di reddito gravando la mano sui coltivatori dipendenti (piccoli fittavoli, coloni parziari, braccianti).