Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <294>
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Gino Luzzatto
fìcine Ansaldo, dei primi cantieri per la costruzione di navi in ferro e dei primi piroscafi, della Società Rabattino per la na­vigazione a vapore, di numerose officine meccaniche, di imprese industriali per la filatura del cotone e della seta.
Ma anche negli Stati Sardi, forse in relazione al grande sforzo sostenuto nel decennio precedente e fondato in massima parte sul credito, i benefìci economici che, logicamente, si attendevano dall'unità, tardarono molto a manifestarsi.
Oltre alle cause generali di carattere finanziario contri­buirono a rallentare il ritmo dello sviluppo economico, nel Piemonte non meno che nella Lombardia, la crisi non ancora superata dell'industria serica, a cui si aggiunse, in forma an­che più grave, la crisi cotoniera, per cui le importazioni di co­tone greggio in tutto il Regno, da 135.000 q.li nel 1860, sce­sero nel '61 a 109.000, a 27.000 nel '62, a soli 2.300 nel '64, per cessare del tutto nel '65, quando si ebbe invece una eccedenza di 16.500 q.li delle esportazioni. È vero che questo capovol­gimento negli scambi del cotone greggio con l'estero fu do­vuto all'aumento della produzione nazionale, specialmente in Sicilia, in seguito a grossi investimenti dei cotonieri del Lan-cashire, che naturalmente destinavano alle loro filature una parte di quella produzione. Perciò le filature piemontesi e lombarde dovettero lottare contro gravi difficoltà per pro­curarsi la materia prima in quantità molto inferiore a quella del decennio precedente.
Per quanto riguarda in fine la tessitura della seta che aveva i suoi centri di produzione a [Milano e Torino per i prodotti di lusso, ed a Como per quelli di più largo consumo, un grave colpo le fu portato dalla perdita del mercato di Vienna e dal-l'aumentata concorrenza dell'industria lionese, che non solo sottrasse ai nostri tessitori le modestissime esportazioni che fino al '60 essi avevano potuto fare nell'Europa centrale, ma riuscì a penetrare facilmente anche nel mercato italiano. Così a Milano i 2000 telai da seta battenti ancora nel 1861 erano ridotti a soli 600 nel 1864; e la diminuzione si manifestò nelle stesse proporzioni a Torino ed a Como.
Se poi dalle tre regioni che già in quegli anni si ritenevano alla testa del movimento industriale italiano, passiamo a quelle