Rassegna storica del Risorgimento
1861-1876 ; ECONOMIA ; MINGHETTI MARCO ; SELLA QUINTINO
anno
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1957
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pagina
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299
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COMUNICAZIONI
ACCORDI E DISACCORDI FRA QUINTINO SELLA E MARCO MINGHETTI SUI MEZZI PER IL RAGGIUNGIMENTO DEL PAREGGIO (1861-1876)
Nel periodo di transizione fra gli antichi Governi e il Regno unificato, le sorti della finanza precipitarono in maniera veramente spaventosa. Prima del 1859 taluni Stati avevano il Bilancio in equilibrio, *) nel 1861 lo avevano tutti in passivo, dimostrando, come scriveva il Bonghi, che i moti politici si possono fare senza effusioni di sangue, ma è impossibile farli senza gran disperdimento di denaro. 2) Infatti, da un lato si ebbe diminuzione o sop-pressione di tributi, dall'altro l'aumento del debito a causa della guerra e dei Governi provvisori. In quei tempi di febbrile entusiasmo nessuno si preoccupò della caotica, intricata e instabile situazione finanziaria che stava nascendo, e che fu per lungo tempo difficile seguire in ogni suo elemento.3
A dipanare tale groviglio, nel marzo 1861 fu nominato ministro delle Finanze il conte Bastogi. 4)
Allora si sarebbe potuto seguire due vie, due sistemi, come disse il Min-ghetti. L'uno era quello di fare l'unità politica e militare, ed in quanto alle rimanenti istituzioni passare dallo stato esistente al nuovo stato mediante una serie di gradi, di trasformazioni, mediante espedienti che non offendessero soverchiamente gli ordini, le abitudini, gli interessi, e le tradizioni dei vari paepi. Ciò era difficile nel sistema finanziario, ma pur possibile . L'altro era quello della unificazione immediata e completa. L'Italia ha preso quest'ultima via, continuava il Minghetti, a ciò la spingevano i precedenti stabiliti ne' primi momenti dell'annessione, a ciò la spingeva sopratutto il sentimento di consolidare, per mezzo dell'unificazione amministrativa, l'unità politica. Questo sistema ha i suoi mali e i suoi beni .5)
Fu proprio il Bastogi, aiutato dal consiglio del Cavour e dal consenso dell'opinione pubblica in quei giorni, a compiere il passo più grave nel processo dell'unificazione finanziaria 6) ed a tracciare le grandi linee del mecca-
li Cfr. i dati E. MORPURCO, La Finanza. Studi di economia pubblica e di statistica comparala, Firenze, 1877, pp. 6-8; cfr. anche I. SACHS, L'Italie, ses finances et san développement icononiique depuis l'unification du Royaumo {1859J884), Paris, 1885, pp. 1-6.
2) In Storia della finanza italiana dal 1864 al 1868. Lettere al commendatore Giuseppe Saracco, Firenze, 1868, p. 33. Circa i dati del disavanzo presentati dal Bastogi per Teserei-zio 1861 v. A. PLEBANO, Storia della finanza italiana dalla costituzione del nuovo regno alla fine del secolo XIX-, Torino, 1889, vo). I, p. 63. V. anche Q. SELLA, Discorsi parlamentari,
Roma, 1886, voi. Ili, p. Ili; M. MINGIIETTI, Discorsi parlamentari, Roma, 1886, voi. II, pp. 79-81. Sulla gravita delle condizioni dei bilanci nei primi anni del nuovo regno cfr. F. COPPOLA D'ANNA, Popolazione, reddito e finanze pubbliche delVItalia dal 1860 ad oggi, Roma, 1946, p. 87 e sgg.
3) Cfr. E. COHBINO, Annali dell'economia italiana. Otta di Castello, 1931, voi. I, p. 209. *) Con lui le finanze del nuovo regno compirono i peóni passi verso un assetto normale. S) In Discorsi parlamentari, ed. cit., voi. UT, p. 297. V. anche R. BONGHI, op. cit.,
p. 55; A. PLEBANO, op, cit., voi. I, p. 78.
0} Cfr. E, SCALPAIU, La politica finanziaria della Destra nel periodo delle origini (Ifltìfl-1864), in Nuova Antologia, luglio 1947, pp. 284-285.